In Campania torna a preoccupare la situazione delle risorse idriche, con l’andamento settimanale dei livelli dei principali fiumi regionali che evidenzia valori particolarmente bassi rispetto a quelli registrati nello stesso periodo del precedente quinquennio. A destare attenzione sono soprattutto i dati relativi a Volturno, Sele e Garigliano, dove il quadro idrometrico appare complessivamente negativo e conferma una condizione di persistente deficit idrico che rischia di assumere contorni ancora più rilevanti qualora le prossime settimane non siano caratterizzate da precipitazioni sufficienti.

A evidenziarlo è il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, secondo cui il mese appena trascorso, che dal punto di vista meteorologico avrebbe dovuto segnare l’avvio della fase autunnale tradizionalmente più piovosa, ha invece lasciato gran parte del Mezzogiorno alle prese con una situazione di marcata carenza di precipitazioni, alimentando interrogativi e preoccupazioni anche in vista della stagione autunno-vernina. In questo scenario, la disponibilità di acqua accumulata negli invasi a riempimento pluriennale rappresenta al momento un elemento di fondamentale importanza, soprattutto perché tali risorse hanno beneficiato degli eventi meteorologici estremi verificatisi nei primi mesi dell’anno, quando il passaggio di numerosi cicloni mediterranei aveva determinato precipitazioni particolarmente intense.

Il dato più significativo, tuttavia, riguarda proprio la situazione dei corsi d’acqua campani, il cui livello risulta in più punti nettamente inferiore rispetto ai valori medi e alle rilevazioni effettuate nel quinquennio precedente. Una condizione che assume particolare rilevanza non soltanto sotto il profilo ambientale, ma anche per gli effetti che un prolungato periodo asciutto può determinare sull’agricoltura, sugli ecosistemi fluviali e, più in generale, sull’equilibrio del sistema di approvvigionamento idrico regionale.

Il rischio evidenziato dal quadro attuale è quindi legato soprattutto alla possibile continuità di temperature elevate e precipitazioni scarse durante i prossimi mesi. L’autunno, tradizionalmente associato a un progressivo recupero delle disponibilità idriche grazie alle piogge, potrebbe infatti non essere sufficiente a ricostituire rapidamente le riserve naturali qualora il deficit pluviometrico dovesse proseguire, rendendo ancora più importante il monitoraggio costante dei livelli dei fiumi e degli invasi.

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