Rosario Campana, allenatore, lancia una dura critica allo stato attuale del calcio italiano, sostenendo che abbia smarrito la propria identità tattica e culturale. Secondo il tecnico, in passato l’Italia era un punto di riferimento internazionale grazie all’organizzazione difensiva, alle difese solide e alle ripartenze efficaci, caratteristiche che rappresentavano una vera e propria scuola calcistica. Oggi, invece, a suo giudizio, si tende a imitare modelli stranieri, privilegiando spesso un possesso palla poco produttivo e trascurando le qualità che avevano reso il calcio italiano riconoscibile e rispettato nel mondo.

Campana precisa che il problema non è la nazionalità dei calciatori, ma la rinuncia a un’identità propria per inseguire le idee altrui. A sostegno della sua tesi richiama le difficoltà delle squadre italiane in Champions League, citando quattro sconfitte in altrettante partite e tredici gol subiti. Il suo messaggio è rivolto in particolare al calcio dilettantistico, dove invita provocatoriamente a non copiare allenatori come Guardiola e De Zerbi senza una reale consapevolezza tattica. Per Campana, imparare dagli altri è utile, ma rinnegare la propria tradizione per imitarli significa impoverire le idee, dimenticando che il calcio italiano ha raggiunto i suoi massimi livelli quando erano gli altri a studiarne i principi.

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