E’ impossibile non trovare qualcosa di esaltante nel weekend che ha visto circa 900 atleti e oltre 60 società animare il palazzetto dello sport di Cercola. In effetti, chi ha una certa idea di karate – praticante, appassionato, o più in generale, semplice curioso -, avrà apprezzato l’organizzazione impeccabile del “Memorial Capasso & Maurino”, dedicato ai Maestri Ubaldo Capasso e Domenico Maurino.

Al di là del livello qualitativo altissimo, infatti, le gare di kata, kumite e combinata gioco-sport, allestite in collaborazione con l’Ente di Promozione CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale), e con il patrocinio della FIJLKAM Campania, raccontano bene quanto le radici del loro insegnamento siano ben piantate nelle nuove generazioni. Un evento fortemente simbolico, dunque, in grado di testimoniare il senso di appartenenza di una intera comunità, che si riconosce proprio nei princìpi immortali tramandati da due pionieri della “mano vuota” in Campania. Un successo che passa in primis attraverso il ricordo di personaggi così carismatici. Perché quando un tecnico diventa leggenda, il suo nome acquisisce un valore mitopoietico.
Perciò Ubaldo e Domenico rappresentano il coraggio di scelte anche scomode, ma sicuramente funzionali a raggiungere un obiettivo. Non si tratta solo di medaglie varie e podi assortiti, che pure hanno prodotto nell’arco di una lunga carriera sul tatami, a veicolare tutto il loro sapere. La vera forza sta nella promessa di un futuro migliore, costruito grazie al karate.
Lascito gravoso da onorare
Allora, è facile riconoscersi nell’eccellenza di due anti-eroi, che hanno volutamente lavorato sempre lontano dalle luci dei riflettori, ispirati da un’unica consapevolezza: restituire orgogliosamente agli allievi quanto avevano appreso precedentemente. Insomma, per qualche arcano motivo, che magari potremmo chiamare destino, entrambi sono stati accomunati dalla medesima mission: garantire a ragazzi e ragazze in karategi un apporto fondamentale per la crescita, specie in una fase evolutiva abbastanza importante della vita. Quindi, il karate come portatore sano di ideali sportivi, nonché strumento per acquisire etica e forza d’animo.

Ubaldo aveva un sogno che gli bruciava dentro. Ovvero, fare qualcosa per la sua terra. Non era particolarmente loquace nel raccontarlo. Nondimeno, lo perseguiva in silenzio, con feroce risolutezza. Oggi quella visione è finalmente realtà. La Polisportiva Capasso-Associazione Nazionale Carabinieri funge da oasi della legalità, in una zona (Casal di Principe e San Cipriano di Aversa) salita agli onori della cronaca un mucchio di volte per motivi nient’affatto edificanti. Il Team Karate Capasso, gestito dal figlio Nicola, promotore e organizzatore del Memorial, fa sì che quel sogno continui quotidianamente. Il Maestro Nicola è una specie di paracarro, grosso come una montagna e buono come il pane. Del resto, non potrebbe essere altrimenti, visto che in tanti, nei momenti bui, si sono appoggiati a lui, uscendone più forti e maturi.
Questo modo di agire fa parte dell’eredità lasciata in dote a Nicola dal suo papà.
“Non si tratta solo di un’analisi sportiva delle caratteristiche fisiche e tecniche di ogni singolo atleta affidato alle nostre cure. Ovviamente parliamo di karate e degli obiettivi connessi alle gare, per arrivare preparati anche emotivamente ai momenti importanti della stagione. Ma la parte umana rimane sempre presente: la persona viene prima dell’atleta. Quindi, bisogna andare oltre, approfondire la conoscenza personale degli interessi dei ragazzi. La loro storia famigliare, l’ambiente da cui provengono e quello che vorrebbero diventare…”.
Stando così le cose, se lo sport è vita, soprattutto per le nuove generazioni, che hanno respirato aria di festa in questa intensa due giorni di karate, le immagini sono più forti di qualsiasi parola: gruppi riuniti per le foto di rito, sorrisi distesi e, immancabili, le bandierine rosse o blu che decretavano il vincitore. Per farla breve, non si è celebrata soltanto una festa, ma la consacrazione di un “movimento” in crescita inarrestabile. Il “padrone” di casa ne è cosciente. Per questa ragione Nicola Capasso ci tiene a esprimere gratitudine nei confronti di chi ha contribuito alla buona riuscita della manifestazione, impegnativa per numeri di partecipanti da gestire, nonché per l’elevato livello tecnico degli atleti in gara.

“Doveroso ringraziare la mia famiglia; senza il loro entusiasmo nel sostenermi costantemente, sarebbe complicato portare avanti il lavoro della polisportiva. Un plauso va fatto a chi, dietro le quinte, ha lavorato affinché il Memorial procedesse senza alcun intoppo. Non vorrei dimenticare nessuno, ma ci tengo a sottolineare l’impegno di Andrea Bresciani, Antonio Lallo, Giampaolo Santomauro e Vincenzo Cacace: se, per esempio, siamo riusciti a inserire anche i ripescaggi nelle categorie destinate alle cinture colorate, il merito è tutto loro. Inoltre, va dato atto a tecnici, atleti ed accompagnatori di essere il vero motore di eventi come questo. Infine, un saluto speciale vorrei rivolgerlo a Nicola Mirabella, per anni presidente del Comitato Regionale Campano-settore karate. Questa era la prima gara in calendario da quando ci ha lasciato: è stato emozionante ricordalo assieme al mio papà ed al Maestro Mimmo Maurino!”.
Prima le persone, poi la tecnica

A proposito di lasciti onerosi. Domenico ha avuto l’ingrato compito di essere il padre, ed al contempo, il Maestro, di Lucio: forse uno tra i più grandi esecutori di kata al mondo dell’era contemporanea. Trattandolo senza favoritismi o scorciatoie particolari. Spesso si pensa che i top player siano diversi dalle persone comuni, troppo focalizzati sul loro percorso agonistico superiore alla media. Se poi si parla di un vincente per antonomasia, questa sensazione è ancor maggiore. Invece, la storia del rapporto tra genitore e figlio parla di emozioni condivise e determinazione, trasferite in virtù di una sintonia speciale. Tipica di un tecnico che con la sua società – l’Athlon Portico di Caserta -, per decenni ha cannibalizzato le classifiche individuali ed a squadre del kata, nazionale e internazionale.
Ubaldo e Domenico erano due parsone pratiche, oltre che focalizzate quasi esclusivamente sul lavoro con i loro allievi, giovani e meno giovani. Agonisti di altissimo livello o meri amatori dell’arte marziale. Ecco perchè vale la pena ricordarli; hanno fatto qualcosa di magico, difficilmente replicabile. Certamente unico per molti. E se qualcuno pensa che il segreto di un tecnico sia conoscere gli atleti, probabilmente non ha mai avuto il privilegio di decodificare la reale chiave del loro successo: essere uomini prim’ancora che Maestri.
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