I risultati dell’Italia ai Campionati Europei di Francoforte issano gli Azzurri della FIJLKAM in cima al medagliere: 9 podi totali, con ben 7 ori inanellati. Una marcia quasi inarrestabile nelle competizioni a squadre, con tre titoli su quattro; l’en plein nel kata, maschile e femminile, oltre alla terza vittoria consecutiva dei ragazzi del kumite. E ancora, quattro ori, un argento e un bronzo, nelle gare individuali. Numeri veramente da sogno, che certificano il dominio assoluto della Nazionale, abile nello sbaragliare clamorosamente la concorrenza, staccando nel computo complessivo delle medaglie Turchia e Croazia, entrambe ferme a 2 ori e 6 medaglie.

A raccontarci la trasferta in Germania, Sara Battaglia: una vera leggenda, in grado di incidere il suo nome nel firmamento delle star, assoluta protagonista del tatami nell’ultimo ventennio. Un esempio di pulizia tecnica, che grazie ai suoi virtuosismi nella specialità delle “forme” ha segnato la strada. Prima come atleta delle Fiamme Oro ed in Nazionale; oggi in qualità di tecnico, nella duplice veste di coach del Gruppo Sportivo Polizia di Stato e dell’Italia.

Storicamente, l’Italia è sempre stata forte, nel kata e nel kumite, con una tradizione radicata, capace di esprimere valori importanti nelle squadre e individualmente. Chiaro che poi ci sono tanti fattori dietro ciascuna medaglia, che contribuiscono a rafforzare quello che definirei un marchio di fabbrica. Lo possiamo dire, questi numeri sono indice della bontà del lavoro svolto da ciascuna delle componenti federali, tecniche ed organizzative. E dimostra quanto sia importante l’aiuto di tutti, a cascata: i gruppi sportivi militari, le società che operano minuziosamente sul territorio, e le famiglie, in grado i dare una grande mano in termini di supporto”.  

Oro Mondiale e Dream Team al femminile

Sopraffina esecutrice di kata, quando è planata sulla scena agonistica Seniores, ha subito confermato quella naturale eleganza messa in mostra in età giovanile, dove aveva abbondantemente dominato i podi Mondiali ed Europei tra Cadetti e Juniores. Ma a mandarla direttamente negli annali provvede la indimenticabile edizione di Tampere 2006, che la eleva a prima italiana a conquistare un titolo mondiale a livello individuale tra i “grandi”. Una dimostrazione di superiorità, quella gara. Semplicemente devastante nel mettere in riga fenomeni della specialità, tipo Hoang Ngan Nguyen (argento), o la francese Myriam Szkudlarek (bronzo). Un incontenibile Annan in finale chiude definitivamente i giochi, relegando la vietnamita alla piazza d’onore, trasferendo Sara in una dimensione solo immaginata prima di allora.

Sono entrata nel giro della Nazionale giovanile nel 2003. Devo riconoscere che all’epoca il Prof. Pierluigi Aschieri aveva portato una grande innovazione metodologica, con i suoi studi scientifici, al punto da creare una identità forte sul piano tecnico, che ci invidiavano un po’ in tutto l’ambiente internazionale. Per vincere il Mondiale a 20 anni, il primo da seniores, oltre alla preparazione, ci vuole anche un tocco di fortuna, che non basta mai. Si devono allineare un mucchio di cose. A me, fortunatamente, è successo…”.

Senza dimenticare il ruolino di marcia straordinario inanellato con le compagne Viviana Bottaro e Michela Pezzetti, con cui ha formato una partnership meravigliosa, in grado di destare entusiastico stupore nel pubblico e spavento nella concorrenza. Tre fenomeni, allenate da un’altra icona del karate contemporaneo, Roberta Sodero. Allora, le cifre della sua carriera fanno letteralmente impallidire: 13 medaglie ai Mondiali, 19 quelle conquistate agli Europei. Trascurando gli altri allori, che a vario titolo, tra Campionati Italiani e competizioni WKF, ne arricchiscono la bacheca.

La nostra fortuna? Siamo state una squadra consolidata tecnicamente e longeva, capace di durare nel tempo ad alti livelli. Forse avremmo meritato un titolo Mondiale, che abbiamo solo annusato. Nel 2012, a Parigi, arrivammo a sfiorarlo, perdendo in finale contro il Giappone. Quindi, abbiamo lavorato sodo per ben due anni. Ma anche a Brema (2014) siamo state costrette a ingoiare un boccone amaro. Quella resta una ferita aperta, perché il sorteggio ci ha messo di fronte alla Germania, che avevamo sempre battuto. E invece, da padrone di casa, hanno vinto loro, 3-2. Grazie ai ripescaggi, abbiamo conquistato il bronzo sulla Spagna, Campione d’Europa in carica. Rimane una delle tante medaglie di marca Fiamme Oro. In effetti, nello staff azzurro c’è Roberta Sodero. In generale, la possibilità di lavorare quotidianamente con lei al di fuori dell’ambito delle Nazionale era uno dei nostri punti di forza. Interminabili allenamenti dove potevamo sperimentare cose nuove; approfondire tematiche connesse a lotta, judo e aikido, funzionali a eseguire un bunkai, cioè l’applicazione del kata, veritiero ed efficace. Qualche recriminazione pure per l’andamento della edizione di Linz, 2016, quando a fermarci in semifinale fu ancora il Giappone, che poi vinse l’oro…”.

Orgoglio e senso di appartenenza

La normalità, per Sara Battaglia, costruire una sorta di Brand Ambassador assieme a Viviana e Michela, firmando una squadra in cui diventa inscindibile il legame tra performance e identità tecnica. A prescindere da chi componesse il terzetto. Poiché, nel momento in cui la Bottaro scelse di orientarsi sull’individuale, per inseguire lo storico pass olimpico in vista di Tokyo 2020, sorse l’esigenza di trovare una degna sostituta. La new entry nel Dream Team è Terryana D’Onofrio, che comincia nel 2018 la sua avventura con una proficua “doppietta”: oro europeo a Novi Sad e bronzo mondiale a Madrid.

Quando la Direzione Tecnica decise che Viviana puntasse esclusivamente sull’individuale, in squadra entrò Terryana, che nonostante fosse molto giovane, aveva già dimostrato di essere un’atleta eccezionale, con un mucchio di risultati importanti, non solo a livello giovanile. L’oro conquistato a Francoforte, difendendo il titolo europeo di cui era detentrice, contro la stella nascente spagnola, Paola Garcia Lozano, rappresenta l’ennesima conferma che per il suo modo di interpretare il kata, Terryana è una delle atlete dominanti la specialità. Che incute timore, ed al contempo, non sottovaluta la crescita delle potenziali concorrenti”.

Del resto, che a Francoforte si respirasse un’aria positiva per gli atleti appartenenti al Gruppo Sportivo Fiamme Oro aggregati alla spedizione italiana, lo si è percepito al primo impatto. Si avvertiva nell’aria che volessero fortemente prendersi la scena. Così, dopo l’oro di Terryana, che non si limita ad assecondare braccia o gambe nei movimenti codificati, tocca a Clio Ferracuti nella categoria +68 kg e Luca Maresca nei 67 kg, diventare attori principali dell’edizioni tedesca, e aggiudicarsi il titolo continentale nel kumite (combattimento a contatto controllato, n.d.r.). E come non notare una certa assonanza nell’armonia delle tecniche con il bronzo conquistato da Erminia Perfetto, nei 50 kg.

Tre compagni di giubba che si mettono al collo l’oro. Una emozione mista ad orgoglio. Perché il senso di appartenenza alla Polizia di Stato è grande. Siamo una vera famiglia, quindi la soddisfazione per i frutti del lavoro raccolti a questo europeo gratifica tutti, e ci emoziona. Clio non ha ottenuto sempre quello che meritava, ma personalmente la considero tra le migliori nella categoria dei pesi massimi, per scelta di tempo nella esecuzione delle tecniche, nonché per eleganza. Mi piace accomunarla a Erminia, che invece ha conquistato il bronzo. Lei è una che ha iniziato la sua carriera in punta di piedi, conquistandosi tutto con le sue mani, lavorando sodo. Oltre alla proverbiale cattiveria agonistica, tipica di tenaci guerriere, entrambe conservano quella femminilità innata, che le rende assai stilose. Luca è uno che non molla mai, la perseveranza come modello di riferimento. A chi gli suggeriva scherzosamente di smettere, per sopraggiunti limiti di età, ha risposto lavorando duro quotidianamente con Verrecchia, mettendoci quella determinazione che l’ha spinto fino al gradino più alto del podio”.

Strategia, visione futuristica e mission

Certo, avere alle spalle una Federazione con una precisa visione strategica garantisce un grande aiuto. Ormai la FIJLKAM è una realtà tra le più intriganti (e vincenti…), grazie anche al lavoro di Davide Benetello in seno alla WKF.

Evidente la ricerca di alzare costantemente l’asticella, dando uno spessore di livello assoluto a manifestazioni internazionali come il Mondiale Giovanile 2024 di Jesolo oppure la Premier League di Roma dello scorso marzo. Occasioni gestite in maniera impeccabile, grazie a solidità tecnica, organizzativa e politica della Federazione”.

Perciò i titoli delle squadre evidenziano l’attitudine a non crogiolarsi, beandosi delle vittorie passate. Al contrario, stimolano a prendere consapevolezza di un limite, spostandolo in avanti. Il team di kata maschile ha conquistato quell’europeo che mancava da 14 anni, quando gareggiava ancora Luca Valdesi, oggi D.T. Nazionale: l’Unsu eseguito da Mattia Busato, Gianluca Gallo e Alessandro Iodice ha davvero entusiasmato il pubblico.

A fare la differenza, affiatamento e maturità tecnica. Due caratteristiche che hanno spostato gli equilibri a nostro favore rispetto ad altre squadre, in fase di transizione, e quindi presenti agli Europei con team meno esperti dei nostri. Inoltre, non va trascurato il fatto che sono molto amici anche fuori dal tatami; cosa che contribuisce non poco a cementarne lo spirito e l’empatia”.

Per quanto riguarda le azzurre, erano salite sul gradino più alto del podio, per l’ultima volta, nel 2023. Dopo sono arrivati un argento (2024) e un bronzo (2025). Fino a che Carola Casale, Michela Rizzo, Elena Roversi e Orsola D’Onofrio si sono laureate campionesse d’Europa con un roboante 7-0 sul Portogallo.

Probabilmente, il loro segreto è stato quello di avere ruotato nell’arco di ogni singolo turno di gara, partecipando attivamente in quattro a ottenere un risultato del genere. Ciascuna ha apportato un tassello tecnico a questo mosaico vincente. Mi piace però pensare che sia gli uomini che le donne siano accomunate dal medesimo concetto di bunkai, eseguito in maniera sopraffina ed efficace. Così hanno dato la sensazione di un reale combattimento, seppur contro avversari immaginari. La nostra capacità interpretativa ormai fa scuola da anni. Non si improvvisano distanze e chiusure, tipiche del kumite, tantomeno cadute e proiezioni. Alla base c’è un lungo lavoro di studio e ricerca sulla biomeccanica del movimento. Per esempio, non sono tanti che tirano le tecniche di gamba con potenza e precisione, usando la spinta penetrativa dell’anca: il cd. calcio kekomi. Molti, per esempio, frustano il calcio, limitandosi a estendere l’arto inferiore”.

Gioie e dolori, pensando già al domani

Una impeccabile organizzazione federale da sola non basta, perché le gare sfuggono alla logica. Vivono sulla imprevedibilità e si alimentano di sensazioni proprie. Lo sa bene la squadra di kumite, che è salita sul gradino più alto del podio a Francoforte. Dopo le vittorie nelle edizioni ’24 e ‘25, era a caccia del terzo titolo europeo consecutivo, arrivato puntualmente, grazie alla vittoria sulla Turchia. Ad aggiornare un percorso che trascende la storia e comincia a diventare leggenda, hanno contribuito Luca Maresca, Michele Ciani, Daniele De Vivo, Matteo Fiore, Michele Martina, Lorenzo Pietromarchi, Matteo Avanzini e Christian Sabatino.

La forza di questo gruppo è lo spirito coeso, nonché il giusto mix tra la forza dei pilastri storici, tipo il capitano Luca Maresca, che fa da collante con il talento di giovani combattenti, comunque abili ad arricchire il team grazie a un curriculum già corposo a livello internazionale. In tal modo, tutti riescono a esprimere il loro potenziale individuale, in funzione della squadra”.

E che dire di Matteo Avanzini, oro nei +84 kg. Ci vuole tenacia e personalità per dimostrarsi all’altezza della propria fama, perché se abbassi anche solo per un attimo gli altissimi standard prestativi cui hai abituato tutti, ecco che il nemico da sconfiggere diventa sé stesso.

So per averlo provato in prima persona cosa vuol dire vincere un mondiale appena ventenne. Devi avere la testa sulle spalle; gli va riconosciuto il merito di essere emotivamente forte, oltre che tecnicamente assai dotato, perché non è facile gestire il fardello legato ad una simile responsabilità”.

Doveroso rimarcare anche il percorso di chi l’oro l’ha solamente sfiorato. La medaglia d’argento di Alessio Ghinami, nel kata maschile, va parametrata all’avversario affrontato in finale. Ovvero, il turco Enes Ozdemir, campione in carica, al quale il “carabiniere” non è purtroppo riuscito a strappare il titolo. Alessio, al momento, deve accontentarsi di essere il vicecampione mondiale ed europeo. Voglioso di rinascere e reinventarsi, con la testa che corre già al prossimo impegno in calendario.

Si è assunto dei rischi portando in finale Gankaku. Forse Alessio ha pagato qualche leggero squilibrio, specialmente nei movimenti di traslazione su una sola gamba, che a questi livelli altissimi fanno la differenza”.

Famiglia e valori, per dare il meglio

In definitiva, Sara Battaglia può idealmente essere presa come fonte di ispirazione, perché non racconta soltanto la storia di una karateka eccezionale, con imprese che l’hanno consacrata come uno dei talenti più spettacolari della sua epoca.

Ho preferito scandire le tappe della mia vita, cercando di trovare una dimensione che mi realizzasse, come atleta e donna. Ad un certo punto del percorso ho preso consapevolezza che non avevo più la scintilla per gareggiare, riuscendo comunque a chiudere la carriera in bellezza. Infatti, a maggio 2018, agli Europei di Novi Sad, in Serbia, con Michela Pezzetti e Terryana D’Onofrio, vincemmo l’Europeo, superando la Spagna. Bissando tra l’altro il successo ottenuto un anno prima. Quindi, a novembre diedi definitivamente addio alle gare, salendo per l’ultima volta sul tatami agli Assoluti”.

Una edizione a suo modo storica quella dei Campionati Italiani di Kata 2018, praticamente cannibalizzata dalle ragazze del Gruppo Sportivo Fiamme Oro. Il PalaPellicone fa da cornice sia all’oro a Squadre, con il trio formato da Sara, Michela Pezzetti e Terryana D’Onofrio. Che a quello individuale, con Viviana Bottaro, che superando in finale proprio Sara, si aggiudica l’oro, mentre a completare un podio di tutte poliziotte provvede il bronzo di Terryana.

Oggi Sara Battaglia ha ridefinito i parametri della sua vita, caratterizzata dall’agonismo ad altissimi livelli, specialmente adesso che allena, e trasmette le competenze tecniche che l’hanno resa speciale ai suoi “allievi”. Ma anche qualcosa di diverso, perché sceglie di vivere con la determinazione che metteva sul tatami l’essere mamma di due bimbi piccoli. Quindi obbligata a trovare una nuova dimensione, forse ancora più significativa, dovendo gestire l’asilo, e organizzare gli impegni familiari. Tenendo presente che gli impegni, tra allenamenti quotidiani con le Fiamme Oro, assieme ai ritiri ed alle trasferte in qualità di membro dello staff tecnico della Nazionale, assorbono quasi tutto il tempo, pesando non poco sulle sue spalle.

Difficile conciliare il ruolo di mamma con quello di tecnico. Vorresti dedicare 24 ore su 24 ai figli. Ma poi ti ricordi che in un certo senso, i tuoi atleti sono un po’ dei figli acquisiti. Perché li segui costantemente, non solo nelle vittorie. Magari vorrei che gioissero e provassero le stesse emozioni che ho provato io quando gareggiavo. Ma c’è dell’altro: ti impegni per aiutarli fattivamente a raggiungere i loro sogni”.

Sara si racconta senza retorica. D’altronde, il suo sorriso ha sempre fatto da cornice alla proverbiale mentalità, tipica della terra natia. E’ risaputo che i bergamaschi affrontano ogni ostacolo con apparente leggerezza, affinché si possa nascondere l’etica che sottintende la fatica, trasformandola in energia positiva. Proprio in virtù di questa autenticità, va considerata un punto di riferimento, oltre lo sport.

Sono una fautrice della cultura del lavoro, da atleta e da tecnico, ho sempre sostenuto la tesi che il talento da solo non basta, perché nulla si ottiene senza sacrificio e impegno costante. Insomma, non ti regala niente nessuno. Poi, l’etica del lavoro non deve trasformarsi in pesantezza, tantomeno essere una ossessione, altrimenti diventa frustrante. Alla Polizia di Stato ed in Nazionale siamo una sorta di famiglia. Ci si sprona a vicenda, affinché ciascuno dia il meglio di sé. Si crea un rapporto speciale, ideale per dare la possibilità a tutti di esprimersi come persone e karateka!”.

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