Il Consiglio dei ministri riunito oggi ha approvato la proposta di scioglimento del Consiglio comunale di Castellammare di Stabia per la durata di 18 mesi a causa di infiltrazioni camorristiche. È quanto si apprende da fonti politiche.
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Da mesi ormai sull’assise cittadina stabiese pendeva la spada di Damocle dello scioglimento per infiltrazioni malavitose, a seguito delle indagini e della relazione depositata dalla Commissione d’accesso agli atti inviata dalla Prefettura. L’Antimafia indagava sui presunti condizionamenti del clan D’Alessandro nei gangli vitali del Comune e sulla gestione del “campo largo” politico locale. Il sindaco Luigi Vicinanza aveva pubblicamente dichiarato di voler restare in carica fino all’ultimo, il Partito Democratico già da mesi si era sfilato dalla maggioranza.
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Vicinanza: “Ho lavorato fino all’ultimo minuto, lascio con serenità”
«Nel massimo rispetto della decisione assunta dal Governo, attendo ora di conoscere le motivazioni del provvedimento che ha disposto lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia. Sono convinto di lasciare una città in condizioni migliori rispetto a quelle in cui l’avevo trovata, grazie a un lavoro costante, concreto e silenzioso portato avanti in questi anni. Auspico che Castellammare non torni nell’immobilismo amministrativo che avevo riscontrato al mio insediamento e che ha caratterizzato gran parte degli ultimi vent’anni. Ho sempre sostenuto, e lo ribadisco, che è nei vuoti amministrativi che la criminalità organizzata trova lo spazio per radicarsi. Per questo rivendico la scelta di non essermi dimesso e di aver portato a termine il mandato affidatomi dai cittadini, onorando fino in fondo la fiducia e la speranza che avevano riposto in me. È grazie al loro sostegno se sono rimasto al mio posto, a lavorare, fino all’ultimo minuto. Resta l’amarezza per non aver ricevuto dal principale partito del centrosinistra il sostegno che avrei ritenuto opportuno. Al contrario, ho subìto continui attacchi personali da parte della componente più giustizialista e settaria del Pd guidato da Elly Schlein. Un metodo di delegittimazione che, a mio avviso, è molto lontano da una sana dialettica democratica e dal modo in cui la politica dovrebbe porsi al servizio delle comunità che amministra. Lascio l’incarico di sindaco, che ho avuto l’onore di ricoprire per due anni, con la serenità di aver sempre agito nell’interesse della città, con impegno e senso delle istituzioni».
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Sandro Ruotolo: “Era evitabile, non siamo stati ascoltati”
Sandro Ruotolo, eurodeputato e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico, il primo a denunciare i rischi connessi alla situazione stabiese, commenta: «Lo scioglimento del Consiglio comunale di Castellammare di Stabia per infiltrazioni della camorra rappresenta una ferita profonda per la città e per le istituzioni democratiche. È la seconda volta consecutiva: la prima con una giunta di centrodestra, questa volta con un’amministrazione guidata dal centrosinistra. È la dimostrazione che la criminalità organizzata non guarda ai colori politici, ma cerca consenso, relazioni e spazi di influenza. Questa volta lo scioglimento non era inevitabile. Nel giugno 2024 sono stato candidato e poi eletto consigliere comunale del Pd perché ritenevo che la sfida decisiva per Castellammare fosse quella della legalità. La mia candidatura nasceva proprio dalla volontà di contrastare le infiltrazioni della camorra nelle istituzioni e di accendere i riflettori sulla legalità. Per questo ho scelto di dimettermi il 2 gennaio scorso: una decisione sofferta ma necessaria, maturata nella convinzione che quell’amministrazione non rappresentasse più un argine adeguato alle pressioni della criminalità organizzata. Non provo alcuna soddisfazione nel vedere confermate le mie preoccupazioni. Avrei preferito avere torto. Ma c’erano segnali evidenti: denunce pubbliche, arresti, inchieste della Direzione distrettuale antimafia e il lavoro dell’Osservatorio sulla camorra. Quei rischi erano stati segnalati con chiarezza. Purtroppo non siamo stati ascoltati».
Quando si è insediata la commissione d’accesso, vi era stato uno scontro anche a mezzo stampa fra Vicinanza, parte dei suoi sostenitori e Ruotolo: «È stato un errore grave – chiosa ora Ruotolo -. Di fronte a un controllo di legalità, la politica deve fare un passo indietro e rispettare il lavoro delle istituzioni.Lo scioglimento di Castellammare non è soltanto una vicenda amministrativa. È il segnale di una crisi più profonda nel rapporto tra politica, consenso e legalità. In questi anni si è affermato un civismo criminogeno: una proliferazione di liste civiche nate all’ultimo momento, prive di una storia di impegno sul territorio, di una cultura politica e di reali meccanismi di selezione della classe dirigente. Nessuno potrà più dire di non aver visto».
