Per i club di Serie A il vivaio sta diventando negli ultimi anni un asset sempre più importante. Utile sia in ottica mercato, oltre che funzionale a tenere in equilibrio i conti. Ovviamente, poi i giovani devi saperli forgiare. Così dopo puoi venderli bene. E trasformarli in una cassaforte per calmierare i costi di esercizio. Storicamente, da questo punto di vista, il Napoli di De Laurentiis è un pò carente.
Eppure, Allegri ha scelto di convocare cinque Primavera (Prisco, Garofalo, Baridò, Pereyra e Pugliese) per la prima parte del ritiro, quella svolta a Dimaro. Una chance importante di vivere quotidianamente le dinamiche dei “grandi”. Da tutti ha ottenuto risposte nient’affatto negative. L’allenatore toscano li ha fatti sentire parte integrante, trattandoli non alla stregua di semplici orpelli chiamati a fare numero. Anzi, si sono distinti doti tecniche e personalità. Una esperienza talmente formativa, da ritagliarsi un certo minutaggio nelle amichevoli contro Arezzo e Carrarese. Ma con l’inizio della seconda fase della preparazione, sembra inevitabile che a Castel di Sangro saluteranno il gruppo.
Probabilmente, nonostante le vie del mercato sono infinite, nessuno andrà in prestito a maturare e farsi le ossa tra i professionisti, in Lega Pro o in B. Bensì, rimanendo all’ombra del Vesuvio, destinanti a una proficua crescita, facendo continuamente la spola tra Primavera e Prima Squadra. Del resto, la stagione che sta per prendere il via vedrà gli azzurrini ai nastri di partenza della impegnativa Youth League. Inoltre, di sicuro il nuovo allenatore, Antonio Nocerino, vorrà tentare di risalire immediatamente, dopo la retrocessione di qualche mese fa. Un’ambizione che si scontra con la durezza del Primavera2, un campionato che non fa sconti a nessuno.
Prisco, fosforo e personalità

Visto Vincenzo Prisco titolare con l’Arezzo? Un segnale chiaro, se non si fosse capito, che il Napoli punta forte sul centrocampista classe 2008. Vero è che la mediana di Allegri, pur priva di McTominay e De Bruyne, ancora in ferie post-Mondiale, era assai affollata. Nondimeno, sostituire al cospetto degli amaranto un mostro sacro della regia, tipo Lobotka, lasciato inizialmente in panchina, non deve essere stata una sgradevole sensazione. Così come lavorare al fianco di Vergara e Folorunsho, nel secondo tempo del match contro la Carrarese. In entrambe le circostanze ha tenuto il campo senza palesare peccati di gioventù. Perché possono essere tante le chiavi del successo per un metodista. Ma se ti piazzi lì nel mezzo, facendoti vedere costantemente in “zona luce”, palleggiando con qualità e consentendo alla manovra di progredire senza sbavature, allora hai davvero le stimmate del predestinato.
Le corse di Garofalo
Quarantacinque minuti (i secondi) giocati con gli apuani pure da Christian Garofalo, classe 2007. Ha fatto vedere buone cose, occupando lo slot di terzino sinistro, lui che generalmente lo scorso anno veniva impiegato da braccetto mancino in una difesa a tre. La gara messa in ghiaccio dai gol di Hojlund e Giovane l’hanno aiutato a rendere meno complicato destreggiarsi in un ruolo non suo. Ma comunque ha palesato un buon coinvolgimento nella risalita dal basso, uscendo palla al piede con sicurezza o proponendosi nello spazio, cercato dai compagni. Stimolato a inserirsi lungo il binario. E dopo mettere cross precisi.

Baridò-Pereyra, qualità e piedi educati
Più o meno le stesse sensazioni piacevoli veicolate nei tifosi, che accorsi in massa alla seconda amichevole estiva, hanno imparato a conoscere anche gli argentini Baridò (classe 2007) e Pereyra (classe 2008). Schierati da offensive player in un reparto completato da Cheddira, si sono alternati da incursori, supportando il marocchino, in una prima linea orfana del classico centravanti posizionale. Quello rimane il progetto tattico ideale immaginato dal Conte Max. Cioè affidare le sorti dell’attacco a un profilo in grado di tenere su la squadra agendo da pivot. Quindi, senza un interprete con le stesse caratteristiche di Hojlund, insostituibile nel fare a sportellate coi difensori avversari, non c’erano le condizioni per sviluppare gioco spalle alla porta. Inevitabile qualche variazione, puntando su chi abbia fondamentali tali da dialogare nello stretto, oltre a sapersi muovere con dinamismo nel cuore della trequarti altrui, accentrandosi oppure allargandosi all’occorrenza.
Pugliese, “portierino” niente male

Primi vagiti da potenziale promessa hanno proiettato il portierino Claudio Pugliese direttamente in ritiro. Dove per consuetudine, ne vanno sempre quattro, per alternarsi tra il lavoro con i preparatori e le partitine di allenamento. Il suo problema? Al Napoli lo spazio è veramente poco. Infatti, c’è abbondanza tra i pali: Meret pare essere ormai in vantaggio su Milinkovic-Savic. Mentre Contini potrebbe legittimamente aspirare a una maglia da “numero uno” altrove. Perciò, il classe 2008, al netto di un talento innegabile, non si è mai visto in campo: zero minuti nelle due amichevoli giocate in Trentino. Poco male, questi giorni gli saranno serviti per assorbire come una spugna. Porterà con sé i tanti allenamenti insieme a colleghi più titolati.
Il sogno condiviso da tutti loro è quello di diventare il prossimo Vergara. Ovvero, guardare al futuro con rinnovata coraggio, senza alcun timore. Nella speranza che Allegri non guardi alla carta d’identità. Ma si affidi esclusivamente al talento. Complicato, considerando le velleità di alta classifica della squadra partenopea? Vedremo cosa ci riserverà il corso della stagione.
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