di Michele Vidone
Sette persone sono indagate dalla Guardia di Finanza di Sala Consilina, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Lagonegro per le ipotesi di falsità materiale commessa dal privato e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
L’indagine riguarda l’utilizzo di firme digitali che, secondo quanto denunciato, sarebbero state impiegate all’insaputa dei titolari per far risultare alcune persone come amministratori e liquidatori di società.
L’ipotesi investigativa è che il meccanismo sia stato utilizzato per sottrarre alla riscossione circa 120mila euro tra imposte, interessi e sanzioni. Tra gli indagati figurano un commercialista del Salernitano e sei persone residenti nel Vallo di Diano.
Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha eseguito alcune perquisizioni, acquisendo documenti e dispositivi elettronici.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe stato predisposto un falso verbale di assemblea nel quale veniva deliberata, all’insaputa dell’interessato, la nomina a liquidatore di una società. Nel documento sarebbero state utilizzate firme digitali riconducibili a due persone che hanno disconosciuto il proprio coinvolgimento. Uno dei presunti firmatari non si troverebbe in Italia dal 2016, mentre le firme contestate sarebbero successive alla sua partenza.
Nel verbale sarebbero stati inoltre indicati l’amministratore unico e lo scioglimento di una società con sede ad Atena Lucana per riduzione del capitale al di sotto del minimo legale.
Le contestazioni riguardano anche chi avrebbe attestato falsamente l’identità dei firmatari, consentendo il rilascio di certificati digitali riconducibili a persone estranee alle operazioni.
Secondo l’ipotesi della Procura, le condotte sarebbero state poste in essere nell’interesse dell’amministratore di fatto delle società, con l’obiettivo di rendere inefficace la procedura di riscossione e sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi e Iva, oltre a interessi e sanzioni, per un importo complessivo di circa 120mila euro.
