di Michele Vidone
A un anno dalla morte di Luigi Di Sarno, 52 anni, la famiglia torna a chiedere chiarezza sul decesso dell’uomo, attribuito all’intossicazione da tossina botulinica. Secondo i legali della famiglia, gli avvocati Angelo e Sergio Pisani e Maria Napolano, i sintomi del botulismo sarebbero stati sottovalutati durante il passaggio al Pronto Soccorso del Tirrenia Hospital di Belvedere Marittimo, in Calabria.
Di Sarno, secondo la ricostruzione dei legali, presentava un grave quadro neurologico, con paralisi delle palpebre, difficoltà nel parlare, nella respirazione e nella deglutizione. Nonostante ciò, il referto avrebbe descritto il paziente come «lucido e tranquillo», attribuendo i suoi sintomi, secondo quanto riferito dalla difesa, a una presunta ubriachezza o a un disagio di natura psichica.
L’uomo era stato ricoverato dopo aver accusato un malore che la famiglia ritiene collegato al consumo di un panino sul lungomare di Diamante, in Calabria. L’autopsia avrebbe successivamente accertato che la causa della morte fu un’intossicazione da tossina botulinica.
Gli avvocati sostengono inoltre che audio inviati dallo stesso Di Sarno e la testimonianza di un amico presente ai fatti possano contribuire a chiarire quanto accaduto. La famiglia ha quindi chiesto alla Procura di procedere con l’escussione del testimone e ribadisce la volontà di ottenere verità e giustizia su una morte che, secondo i legali, avrebbe potuto essere evitata.
