di Michele Vidone 

Emergono nuovi dettagli dall’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola. Secondo quanto riferito all’ANSA, l’indagato avrebbe spiegato al gip di aver commissionato agli esecutori materiali un’azione intimidatoria con modalità diverse da quelle poi realizzate.

In particolare, Lavitola avrebbe chiesto di esplodere quattro o cinque colpi di pistola contro il muro della villetta di Sigfrido Ranucci a Pomezia, anziché utilizzare un ordigno. L’attentato avvenuto nell’ottobre 2025 fu invece realizzato con un ordigno rudimentale, che provocò danni ai veicoli senza ferire il giornalista o i suoi familiari.

Secondo la ricostruzione emersa dall’interrogatorio, Lavitola non avrebbe comunque contestato agli esecutori il successivo utilizzo della bomba, ritenendone lo scoppio di «valore dimostrativo».

La circostanza aggiunge un elemento importante all’inchiesta: Lavitola sostiene di aver voluto un’azione intimidatoria diversa da quella effettivamente compiuta, mentre spetta agli inquirenti verificare la sua ricostruzione, il ruolo degli altri soggetti coinvolti e l’effettivo movente dell’attentato.

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