di Michele Vidone
«La missione non è proselitismo, è lo stile di chi ha incontrato una Bellezza e non può fare a meno di sporcarsi le scarpe nel fango delle periferie per portarla agli altri. Essere in missione significa abitare le strade, non i recinti». È uno dei passaggi del messaggio dell’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, dal titolo «Osiamo insieme: per generare e trasmettere la fede», in vista dell’apertura dell’anno pastorale 2026/27.
Il nuovo anno pastorale si aprirà il prossimo 3 settembre alle 19 nella Chiesa Cattedrale, dove sarà celebrata una messa di ringraziamento per il decimo anniversario dell’episcopato dell’arcivescovo e verrà conferito il Mandato alle Equipes di Comunione Parrocchiali.
Nel suo messaggio, il cardinale Battaglia invita la Chiesa a uscire dai propri «recinti sacri» e a vivere la missione come incontro, prossimità e accoglienza. «La nostra proposta di fede deve avere il coraggio di essere “aria fresca” che entra nelle case, che parla il linguaggio della vita quotidiana e non quello delle certezze incrollabili», scrive, richiamando la necessità di una comunità capace di stare sulle soglie e di trasformare ogni incontro in un’occasione di rinascita.
Particolare attenzione viene dedicata alle persone più fragili e invisibili: chi è in carcere, chi è malato, le persone con disabilità, gli immigrati, chi vive nella solitudine, i poveri e tutte le forme, vecchie e nuove, di povertà. «Non servono grandi strutture, ma cuori aperti», sottolinea Battaglia, invitando a stare accanto alle madri che cercano speranza e a difendere la dignità di chi rischia di essere schiacciato dall’indifferenza.
Per l’arcivescovo, la prossimità significa anche prestare attenzione al modo in cui viene comunicato il Vangelo, attraverso un «linguaggio disarmante» capace di spezzare le catene dell’odio e promuovere libertà e pace.
Un capitolo importante del messaggio è dedicato ai bambini, ai ragazzi e ai giovani. Attraverso il Patto Educativo, la diocesi intende rafforzare una rete che coinvolga scuole, parrocchie e istituzioni con l’obiettivo di formare «coscienze libere». Educare, afferma Battaglia, significa anche contrastare la «mentalità camorristica» e la cultura dell’illegalità attraverso quello che definisce il «bene organizzato».
«Non si tratta solo di trasmettere nozioni, ma di generare processi di liberazione che permettano a ogni sognatore di gridare al mondo: “Io valgo”», scrive il cardinale, indicando nei bambini, nei ragazzi e nei giovani «il presente della nostra Diocesi e della nostra Città di Napoli» e chiedendo scelte coraggiose e concrete affinché la speranza possa diventare una strada da percorrere insieme.
