È difficile rimanere indifferenti davanti ai progressi palesati in questo inizio di stagione da Giuseppe Ambrosino, che a 23 anni appena compiuti pare aver finalmente trovato la sua dimensione, dopo una gavetta abbastanza articolata. Vero che dopo quattro giornate di campionato è possibile fare solo bilanci provvisori. Tuttavia, per caratteristiche, rappresenta una tipologia di attaccante che in Serie B manca. Una sorta di freak tecnico, molto coordinato e rapido di pensiero, al netto della fisicità. In grado di reggere i contrasti con i difensori avversari, coniugando forza nei duelli spalle alla porta, e dinamismo. Perciò, spendibile come strumento tattico per risalire il campo, oppure aggredire gli spazi. Potendo sfruttare un primo controllo orientato e una velocità di gambe non semplice da gestire per uno con la sua stazza (è alto 1,87).

In estate, non era chiaro cosa avrebbe deciso il Napoli. Se girarlo nuovamente al Modena, dove era sbarcato al mercato “di riparazione” a gennaio – quindi un ambiente che già conosceva – oppure tenerlo in rosa, così da permettere ad Allegri di valutarlo. In fondo, con Lukaku sull’uscio di Castelvolturno, il Conte Max aveva bisogno di ogni rinforzo possibile là davanti. Alla fine, i canarini hanno rinnovato col club partenopeo il prestito del centravanti, aggiungendo stavolta un’opzione di riscatto a loro favore, fissata in 7 milioni di euro, segno tangibile di una fiducia (quasi) incondizionata.

Crescita ritardata dai prestiti

Eppure, sin da ragazzino, il nativo di Procida sembrava un predestinato al grande calcio. Cresciuto nel vivaio della squadra partenopea, dove aveva medie realizzative davvero spropositate rispetto ai pari età, nelle esperienze maturate successivamente in cadetteria non era riuscito a confermare appieno tutto il suo potenziale. Chiaro che vivendo di alti e bassi tra Como, Cittadella, Catanzaro e Frosinone, s’è rallentato inevitabilmente il percorso di maturazione. Non gli ha giovato il minutaggio ridotto, anche se non l’ha mai ridimensionato, poiché in quei ritagli di gara ha sempre garantito un rendimento importante.

Insomma, a fronte di una certa precocità, sbarcato tra i “grandi” non aveva affatto dimostrato un’efficacia fuori dal comune negli ultimi sedici metri. Una sorta di perenne promessa, la cui traiettoria tra i professionisti faticava ad adeguarsi alle speranze giovanili.

Nondimeno, riavvolgendo idealmente il nastro dei suoi gol in quei campionati, si intravedono qualità non indifferenti, tipiche dell’attaccante moderno. Capace cioè di esecuzioni da bomber di razza: conclusioni raffinate o prepotenti tiri in porta. Cui associa giocate utili a cucire l’azione offensiva, prendendo posizione tra le linee. In sostanza, movimenti funzionali ad accorciare in zona palla, staccandosi dal marcatore, seguiti da repentini smarcamenti in profondità. Un repertorio assai variegato dove può scegliere, di volta in volta, se mettersi in proprio, oppure connettersi ai compagni.

Gol belli e “ignoranti”

L’ultimo gol che ha segnato contro il Sudtirol, incuneandosi in area con un tempismo perfetto, chiudendo uno scambio nello stretto e poi calciando violentemente in rete, trovando uno spazietto tra i corpi ammassati davanti a Plizzari dove far passare il pallone, è letteralmente da sbellicarsi le mani dagli applausi. Si può discutere della lentezza con cui gli avversari abbiano tentato di assorbirne l’inserimento, provando a intervenire quando ormai era troppo tardi. Però la lettura di Ambrosino, unita al taglio con cui sfila alle spalle dei difensori, sono di un’altra categoria.

E che dire della doppietta (inutile ai fini della qualificazione) rifilata appena qualche settimana fa in Coppa Italia al Venezia. Il secondo gol è frutto di sana ignoranza. Non c’è niente di precostituito, infatti, nel modo come si autolancia in corsa, scavando il vuoto tra sé e Stanković, prima di depositare in fondo al sacco con uno scavetto significativo.

In definitiva, senza dubbio Ambrosino sta attraversando un bel momento: forse aveva bisogno soltanto di cambiare aria per ricordarsi delle enormi aspettative riposte in lui dal Napoli.

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