di Michele Vidone
Agnese Di Sarli, infermiera originaria di Teggiano, in provincia di Salerno, si è rivolta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio per chiedere una riforma del diritto di famiglia e interventi capaci di ridurre i tempi della giustizia civile. La donna ha impiegato oltre tredici anni per ottenere il divorzio da un uomo che aveva sposato nel 2011 e che si era presentato come appartenente alla Polizia di Stato. Dopo le nozze, l’uomo si sarebbe fatto consegnare ingenti somme di denaro e avrebbe sottratto diversi gioielli. Nell’ottobre 2012 fu arrestato a Roma dalla Squadra Mobile, che lo sorprese mentre indossava una divisa da primo dirigente. La vicenda ebbe grande risonanza mediatica, ma per Di Sarli la battaglia giudiziaria si è conclusa soltanto nel 2024.
La donna, che aveva già rivolto un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e ha raccontato la propria esperienza nel libro Rosso Amarone, sostiene che questa lunga vicenda abbia segnato profondamente la sua vita, privandola anche della possibilità di avere un figlio. Per evitare che altre persone affrontino lo stesso percorso, chiede in particolare una revisione dell’articolo 122 del Codice civile, che disciplina l’annullamento del matrimonio in presenza di determinate condizioni, tra cui alcuni vizi del consenso. Di Sarli considera la modifica della norma, risalente al 1942, una questione di civiltà e auspica un confronto istituzionale, chiedendo un’udienza alla premier per portare la propria esperienza all’attenzione del Governo.
