Da sempre, in seno alla FIJLKAM, la Campania è stata una delle locomotrici che trainano il karate italiano a livello nazionale e internazionale. Fucina indiscussa di atleti talentuosissimi e tecnici sopraffini. Insomma, a queste latitudini, crescono ragazzi e ragazze in grado di dominare letteralmente la scena, sia nel kata, che nel kumite. Ma cosa succede quando si spengono le luci della ribalta, e l’agonismo si trasforma in un pallido ricordo?

Una domanda che ha sempre angustiato i dirigenti federali, assieme ad un altro dilemma, tipico di chi, per ruolo istituzionale, deve guardare al presente ed al futuro con lungimiranza. E perciò si interroga anche sul destino dei tantissimi praticanti nient’affatto interessati a gareggiare. Che invece si avvicinano al karate con l’intenzione di compiere un percorso fisico e spirituale, armonizzando corpo e mente. Dunque, lontani anni luce dall’idea di mettersi al collo una medaglia, piuttosto che salire sul podio.

Da qualche tempo a questa parte, però, il Comitato Regionale Campano della FIJLKAM, ha dato vita ad un progetto ambizioso, ed al contempo, interessantissimo. Riscoprire i valori classici del “karate-dō” (letteralmente: “la via della mano vuota”). Evidente l’intenzione di spostare il focus dal potenziale scontro con un avversario, al perfezionamento dell’individuo attraverso i princìpi dell’arte marziale. Che ovviamente trascende limitarsi solamente a imparare tecniche di pugno o calcio. Così, seguire un codice etico, funzionale poi a sviluppare autocontrollo, umiltà e disciplina, diventano gli obiettivi da perseguire. Con grande applicazione e feroce determinazione, a prescindere dall’età.

(nella foto, da destra: Navarra, Loffredo e Persico)

In questo scenario si inserisce la scelta della FIJLKAM Campania di realizzare una serie di incontri dedicati esclusivamente al karate tradizionale, aperti a tecnici e praticanti, affidando il progetto a tre straordinari Maestri: Antonio Loffredo (responsabile di settore), coadiuvato da Antonio Navarra e Francesco Persico. Il loro approccio alla materia ha chiaramente un tratto comune, sviscerato con la solita passione ieri, allo Stadio Collana, dove si è tenuto il terzo di questi raduni. Una base di partenza storica, per cui, in origine, il karate nasceva come presupposto al combattimento. Sviluppandosi successivamente come disciplina formativa. Quindi, a caratterizzare l’evoluzione dello stage, un approccio trasversale, maggiormente connesso alle esperienze dei singoli docenti.

Negli anni ’90 Loffredo è stato uno dei migliori interpreti del kumite nella categoria dei 75 kg. Atleta completo, capace di “tirare” con la medesima puntualità chirurgica, sia di gambe che di braccia. Questa peculiarità, tuttavia, non gli ha impedito di continuare un lavoro di ricerca, attraverso numerosi viaggi in Giappone, a caccia di un costante perfezionamento nell’esecuzione del gesto. Oggi il suo karate esprime il dinamismo e l’efficacia di chi ha saputo fondere il combattimento sportivo con la pratica tradizionale. Allora, a lui il compito di stimolare l’attenzione sui fondamentali del karate, con minuziosa attenzione allo studio e all’esecuzione tecnica. In particolare, facendo riferimento alle possibili applicazioni pratiche, specie convertendo le parate in attacchi.

Pure Navarra ha una carriera sui tatami di altissimo livello; talmente poliedrico da eccellere nel kata e nel kumite. Una vera rarità, a maggior ragione quando l’agonismo impone decisioni (quasi) drastiche. Cioè, optare per le forme oppure il combattimento, in virtù di una certa iperspecializzazione. A lui il compito di studiare Bassai Sho, kata avanzato dello Shotokan. Prima analizzandone struttura e corretta esecuzione. Poi realizzando un bunkai – applicazione pratica in situazione di difesa personale – assai veritiero. Dove stabilità, postura e spostamenti non pregiudichino la ricerca della qualità, associata all’efficacia delle tecniche.

Persico è un profondo ricercatore e studioso dello Shotokan. Ecco che l’estrapolazione di alcune tecniche di kihon relative al programma di esami per la Cintura Nera 1° Dan o per passare di grado, conseguendo il 2° Dan, diventano il suo campo d’insegnamento, al fine di fornire ai candidati indicazioni utili per affrontare la commissione con una preparazione consapevole e coerente ai dettami federali.

Al netto della qualità squisita delle lezioni tenute dai tre Maestri, a rendere la giornata ideale per veicolare in toto i valori del karate tradizionale, la grande partecipazione di insegnanti tecnici e praticanti. Specie di giovani o giovanissimi, magari maggiormente orientati all’agonismo. Una circostanza da non sottovalutare, che contribuisce alla crescita e alla diffusione della disciplina sull’intero territorio regionale.

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