di Michele Vidone 

Nel corso di un interrogatorio di garanzia durato oltre cinque ore, Valter Lavitola avrebbe ammesso, secondo quanto riferito dal suo difensore Sergio Cola, di essere il mandante dell’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci, confermando così l’ipotesi accusatoria della Procura di Roma. La motivazione indicata dall’avvocato sarebbe stata quella di voler tutelare l’incolumità del giornalista, che secondo Lavitola sarebbe stato già oggetto di tentativi di aggressione.

La notizia della confessione ha suscitato forte reazione da parte della difesa di Ranucci. L’avvocato Roberto De Vita ha sottolineato che il conduttore di Report è sottoposto a scorta dal 2021 a causa delle minacce ricevute, evidenziando come il presunto movente, se confermato, appaia difficile da comprendere. Il legale ha comunque precisato che una confessione dovrà essere sottoposta alla necessaria valutazione di credibilità da parte degli inquirenti.

La vicenda resta quindi al centro degli accertamenti giudiziari: l’ammissione di Lavitola rappresenta un elemento rilevante nell’inchiesta, ma saranno le indagini e le verifiche della magistratura a stabilire la ricostruzione dei fatti e l’effettiva responsabilità dell’indagato.

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