Il sindaco di Napoli e presidente nazionale dell’Anci, Gaetano Manfredi, conferma la volontà di ricandidarsi alla guida della città e, al tempo stesso, interviene sui principali temi del dibattito politico nazionale, dalle primarie del centrosinistra alla sicurezza, passando per la difesa europea, la legittima difesa e la carenza di organici nella polizia locale. Ospite della trasmissione Start su Sky TG24, il primo cittadino ha ribadito di voler restare concentrato sull’amministrazione del capoluogo campano, pur assicurando il proprio contributo al progetto politico del centrosinistra.

Manfredi ha innanzitutto smentito le indiscrezioni che lo vorrebbero tra i possibili candidati al ruolo di federatore del centrosinistra, spiegando che la sua priorità resta Napoli. “Sono totalmente impegnato nel governo della città, che sta crescendo, e se gli elettori mi sosterranno mi ricandiderò alle prossime elezioni comunali”, ha dichiarato. Questo, ha aggiunto, non gli impedirà di offrire il massimo supporto alla coalizione progressista in vista delle future sfide elettorali.

Sul tema della scelta della leadership del centrosinistra, Manfredi si è detto favorevole alle primarie, pur ritenendo preferibile una soluzione condivisa tra le forze politiche. Secondo il sindaco, le primarie rappresentano uno strumento democratico da non temere, ma una candidatura unitaria costruita attraverso un accordo politico consentirebbe di rafforzare la coesione della coalizione ed evitare divisioni interne.

Nel corso dell’intervista, il presidente dell’Anci ha commentato anche quanto accaduto a Bologna, esprimendo apprezzamento per la decisione del sindaco Matteo Lepore di convocare un’assemblea cittadina dopo gli episodi di violenza verificatisi a margine del corteo. Per Manfredi è fondamentale che le comunità reagiscano unite di fronte a fatti così gravi, riaffermando i valori democratici. Allo stesso tempo ha condannato con fermezza i violenti, definiti “nemici della democrazia”, precisando però che la risposta non può tradursi in una limitazione del diritto costituzionale a manifestare. L’ipotesi di far sostenere ai responsabili i costi dei danni provocati può essere valutata, ma senza comprimere la libertà di espressione nel rispetto delle regole democratiche.

Il sindaco si è poi espresso contro l’ipotesi di ampliare i confini della legittima difesa. A suo giudizio, l’Italia deve continuare a distinguersi per un approccio rigoroso all’uso delle armi, evitando qualsiasi deriva che possa favorire la giustizia privata. Manfredi ha richiamato l’esempio degli Stati Uniti per evidenziare i rischi connessi alla libera circolazione delle armi, sottolineando che lo Stato di diritto deve rimanere il punto di riferimento e che i singoli episodi vanno valutati caso per caso, senza trasformare il Paese in “una nazione di pistoleri”.

Sul fronte della politica estera e della sicurezza europea, il presidente dell’Anci ha sostenuto la necessità di costruire una vera difesa comune dell’Unione Europea, chiarendo che il dibattito non riguarda esclusivamente l’acquisto di armamenti ma la creazione di un sistema integrato capace di parlare con un’unica voce e di utilizzare in maniera più efficiente le risorse disponibili. Pur riconoscendo l’esistenza di sensibilità differenti sia nel centrosinistra sia nel centrodestra, Manfredi si è detto convinto che il cosiddetto “campo largo” riuscirà a trovare una sintesi nell’interesse del Paese. Quanto alla guerra in Ucraina, ha ribadito che nel centrosinistra resta condiviso il sostegno a Kiev, accompagnato dall’obiettivo di arrivare a una pace giusta attraverso il negoziato.

Infine, affrontando il tema della sicurezza urbana, Manfredi ha denunciato la grave carenza di personale nelle polizie locali, ricordando che in Italia mancano circa 12mila agenti di polizia municipale. In qualità di presidente dell’Anci ha ribadito la richiesta al Governo di un piano straordinario di assunzioni per rafforzare gli organici e garantire una maggiore presenza dello Stato sul territorio. Il sindaco ha inoltre evidenziato come i fenomeni di violenza giovanile coinvolgano sempre più spesso ragazzi con meno di 14 anni, sottolineando che il contrasto al disagio non può limitarsi all’azione repressiva. Accanto ai controlli, che competono principalmente al Ministero dell’Interno, è necessario investire in interventi sociali, educativi e nel recupero del ruolo delle famiglie, affinché il fenomeno venga affrontato anche sul piano della prevenzione.

Please follow and like us:
Pin Share
Facebook
YouTube
INSTAGRAM