Momenti di tensione nella notte al Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli, dove quattro persone si sono introdotte nell’area riservata alle attività sanitarie e hanno aggredito il personale di vigilanza intervenuto per allontanarle, coinvolgendo nella violenza anche un infermiere accorso in aiuto di una guardia giurata finita a terra. L’episodio si è verificato intorno all’1.20 della scorsa notte, quando il gruppo ha approfittato della momentanea apertura della porta d’accesso riservata ai visitatori per entrare nel reparto, in una situazione che ha richiesto l’intervento di ulteriori addetti alla sicurezza dell’ospedale e di una volante della Polizia di Stato per riportare la calma.
Secondo la ricostruzione fornita dall’azienda ospedaliera, le tre guardie giurate presenti nell’area hanno invitato le quattro persone a uscire dal Pronto soccorso, nel tentativo di tutelare la tranquillità dei pazienti e consentire ai sanitari di proseguire regolarmente le attività assistenziali, ma la richiesta avrebbe provocato la reazione degli intrusi, che si sono scagliati fisicamente contro i vigilanti. Durante l’aggressione, una delle guardie giurate è caduta a terra e un infermiere, intervenuto per prestarle aiuto, è stato a sua volta coinvolto nell’episodio, rendendo necessario l’intervento di altro personale per contenere la situazione ed evitare ulteriori conseguenze.
Il gruppo, stando a quanto riferito dall’ospedale, era riuscito a entrare nel reparto con l’intenzione di raggiungere un ragazzo di 17 anni arrivato poco prima al Cardarelli in codice rosso dopo essere rimasto coinvolto in un incidente stradale. Per garantire la sicurezza del giovane, degli altri pazienti e degli operatori sanitari, il personale aveva autorizzato l’accesso al reparto alla sola madre del minorenne, una disposizione che non avrebbe impedito agli altri familiari o accompagnatori di tentare di raggiungere il ragazzo attraverso l’ingresso riservato ai visitatori.
L’arrivo di ulteriori addetti alla vigilanza interna e di una volante della Polizia di Stato ha consentito di riportare la situazione sotto controllo, mentre gli agenti hanno proceduto all’identificazione delle persone coinvolte e richiesto l’acquisizione delle immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza, che potranno contribuire a ricostruire con maggiore precisione la dinamica dei fatti e le responsabilità dei singoli partecipanti.
L’episodio riporta l’attenzione sul tema della sicurezza all’interno dei pronto soccorso, ambienti nei quali la pressione assistenziale, la preoccupazione dei familiari e la necessità di garantire percorsi protetti per i pazienti più gravi rendono indispensabile il rispetto delle disposizioni impartite dal personale. Al Cardarelli, come sottolineato dalla stessa azienda ospedaliera, negli ultimi tempi sono state introdotte diverse misure per contrastare le aggressioni, dal potenziamento dei sistemi di videosorveglianza all’adozione di un protocollo specifico destinato a proteggere gli operatori e a facilitare la segnalazione degli episodi di violenza.
Il protocollo anti-aggressioni, evidenzia la direzione dell’ospedale, consente alla struttura di denunciare direttamente gli episodi che coinvolgono il personale sanitario, applicando in maniera innovativa la normativa vigente e riducendo la necessità per la singola vittima di esporsi personalmente nella presentazione della denuncia. Un modello organizzativo che, secondo quanto riferito dal Cardarelli, avrebbe contribuito, insieme agli altri interventi adottati, a una diminuzione delle aggressioni registrate nel Pronto soccorso.
Quello della scorsa notte rappresenta, tuttavia, il secondo episodio di particolare gravità verificatosi dall’inizio del 2026 nella struttura, a fronte di circa 52mila accessi complessivi registrati nello stesso periodo. Numeri che restituiscono le dimensioni dell’attività svolta quotidianamente dal principale ospedale cittadino e che, allo stesso tempo, riportano al centro la necessità di garantire condizioni di sicurezza adeguate a medici, infermieri, vigilanti e pazienti, affinché le attività di emergenza possano svolgersi senza interferenze e senza che chi presta assistenza sia esposto al rischio di aggressioni durante il proprio lavoro.
