di Michele Vidone
Nei primi quattro mesi del 2026 in Campania si sono registrate 22 morti sul lavoro, un dato in calo del 18,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma ancora sufficiente a mantenere la regione nella cosiddetta “zona rossa” per rischio di mortalità occupazionale.
Secondo l’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, 19 decessi sono avvenuti durante l’attività lavorativa e 3 durante gli spostamenti casa-lavoro. L’incidenza regionale è pari a 10,8 morti per milione di occupati, superiore alla media nazionale che si attesta a 8,1.
Le situazioni più critiche riguardano le province di Salerno e Caserta, entrambe classificate in zona rossa, con indici rispettivamente di 21,7 e 10,7 morti per milione di occupati. Napoli e Avellino rientrano nella zona gialla, mentre Benevento è l’unica provincia campana in zona bianca, non avendo registrato vittime sul lavoro nel periodo considerato.
Dal punto di vista territoriale, Napoli e Salerno sono le province con il maggior numero di decessi, nove ciascuna, seguite da Caserta con tre e Avellino con uno. Nessuna vittima è stata registrata nel Beneventano.
Le denunce di infortunio presentate in Campania fino ad aprile sono state 5.984. Di queste, 1.839 riguardano lavoratrici e 4.145 lavoratori uomini. Sono inoltre 442 le denunce presentate da lavoratori stranieri.
La fascia d’età maggiormente colpita è quella compresa tra i 55 e i 64 anni, con otto vittime, seguita da quella tra i 35 e i 44 anni, con sei casi.
Tra i comparti produttivi, il settore delle costruzioni risulta il più esposto, con quattro morti registrate nei primi quattro mesi dell’anno.
Per il presidente dell’Osservatorio Vega, Mauro Rossato, il calo rispetto al 2025 rappresenta un segnale positivo, ma il quadro resta preoccupante e richiede interventi di prevenzione sempre più mirati, soprattutto nelle aree e nei settori dove il rischio continua a essere elevato.
