Andrea Pirlo non sarà il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana, ha appreso “ieri sera di non essere più il candidato alla panchina”, come chiarito in una story su Instagram. Il presidente della FIGC, Giovanni Malagò, ha bloccato l’operazione che avrebbe dovuto consegnare l’incarico all’ex calciatore. Il suo nome era stato inizialmente accantonato, rimasto sullo sfondo per i tentativi andati a vuoto con Carlo Ancelotti e Pep Guardiola, salvo tornare in primo piano dopo il diniego dei due allenatori contattati da Paolo Maldini e Leonardo. Un’opzione molto discutibile, che ha restituito un ritorno mediatico negativo su una Federazione che è partita col piede sbagliato. Ma c’è dell’altro che ha avuto un peso sulla posizione presa da Malagò: la trattativa è stata definitivamente congelata dopo il caso legato alla collaborazione commerciale con Fonbet, piattaforma russa di scommesse sportive, e le forti pressioni politiche per i soldi incassati. E ancora: la regola dell’incompatibilità dell’incarico dovuta anche al figlio di Pirlo, Nicolò, che è procuratore sportivo (anche se non è ancora iscritto all’albo).
Lo stesso Pirlo ha rotto il silenzio con un lungo messaggio pubblicato sui social, nel quale ha difeso la legittimità della propria posizione: “La collaborazione è esclusivamente di natura commerciale e sportiva. Attribuirle un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono”, ringraziando poi Paolo Maldini e Leonardo “per la stima e la fiducia” ricevute. Un testo che non ha convinto del tutto e presenta un punto debole non indifferente: la smentita proveniente dalla stessa società araba per effetto della quale nulla c’entra il suo incarico di allenatore con la partnership di sponsorizzazione.
Il clamoroso stop rischia di avere conseguenze ben più profonde: Maldini e Leonardo potrebbero rassegnare le dimissioni se la FIGC dovesse scegliere un commissario tecnico diverso da quello individuato nel loro progetto. In caso di rottura, tra gli scenari sul tavolo ci sono Giorgio Chiellini come possibile nuovo direttore tecnico (o anche Claudio Ranieri) per il rimpasto nella governance federale, il ritorno di Roberto Mancini o la candidatura di Antonio Conte per la panchina azzurra. Non mancano gli estimatori di Baldini, attualmente alla guida dell’Under 21. La dead-line è segnata: entro il 31 luglio la matassa deve essere sbrogliata. Già, ma come?
