di Michele Vidone
Un sistema di sfruttamento organizzato, che partiva già dai Paesi d’origine: è quanto emerso da un’indagine dei Carabinieri, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Potenza, che ha portato a sette arresti e a cinque misure cautelari.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, famiglie di giovani indiani avrebbero pagato tra gli 8.500 e i 13mila euro per ottenere un visto e lavorare in Italia come braccianti. Una volta arrivati, però, si ritrovavano intrappolati in condizioni di grave sfruttamento.
Le vittime venivano private della libertà personale e impiegate in aziende agricole, tra allevamenti e raccolta di ortaggi, con turni anche superiori alle 12 ore al giorno e compensi molto bassi. Le condizioni di vita erano altrettanto critiche: alloggi fatiscenti, spesso privi dei servizi essenziali.
La pressione non era solo fisica ma anche economica e psicologica: il debito contratto per arrivare in Italia e il timore di perdere il permesso di soggiorno rendevano i lavoratori particolarmente vulnerabili, esponendoli anche a minacce.
Gli indagati, italiani e indiani, sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Le indagini sono partite nel 2023 dopo un controllo in un’azienda agricola di Grumento Nova. Durante la conferenza stampa, la Procura ha lanciato un appello alle vittime e agli imprenditori onesti affinché denuncino situazioni di sfruttamento.
