Ha attraversato l’oceano per ricostruire gli ultimi momenti della vita dello zio, un giovane aviatore americano morto durante la Seconda guerra mondiale sulle montagne del Salernitano. È la storia di Cheri Stewart, arrivata da Philadelphia in Italia con un obiettivo preciso: raggiungere il luogo in cui, 83 anni fa, precipitò il bombardiere B-17 sul quale volava suo zio Charles M. Stewart, appena ventenne.

La decisione di intraprendere il viaggio è maturata dopo la morte del fratello, che per tutta la vita aveva custodito con particolare attenzione la memoria dello zio, raccogliendo documenti, testimonianze e ogni possibile traccia di quel ragazzo partito per la guerra e mai più rientrato negli Stati Uniti. Il padre di Cheri, invece, aveva scelto di non parlare di quella perdita, probabilmente perché il dolore per la morte del fratello era rimasto troppo difficile da affrontare. Con la scomparsa del fratello, Cheri ha così raccolto quel testimone familiare, trasformando una memoria privata in un viaggio lungo migliaia di chilometri, fino a raggiungere il luogo in cui quella vicenda ebbe il suo tragico epilogo.

Ad accompagnarla nella ricerca sono stati i volontari dell’Associazione Salerno 1943, da anni impegnati nella ricostruzione delle vicende legate all’Operazione Avalanche attraverso lo studio dei documenti militari, la raccolta delle testimonianze e la ricerca sul territorio. Durante il sopralluogo, proprio quando la famiglia sembrava essere tornata fisicamente nel punto in cui la storia dello zio si era interrotta, è arrivato un ritrovamento inatteso: tra la vegetazione è stato individuato un frammento metallico riconducibile al B-17 precipitato durante la guerra.

Il bombardiere era impegnato in una missione di ritorno dagli aeroporti di Foggia quando venne intercettato e pesantemente colpito dalla contraerea e dai caccia delle forze dell’Asse. Con due motori fuori uso e l’aereo gravemente danneggiato, il comandante Bernard B. Pasero fu costretto a ordinare l’evacuazione dell’equipaggio. I dieci uomini a bordo si lanciarono con il paracadute in momenti differenti, mentre il velivolo proseguiva la sua drammatica discesa.

Tra loro c’era Charles M. Stewart, che svolgeva il ruolo di mitragliere laterale. Il giovane aviatore riuscì a raggiungere il suolo, ma riportò gravissime ferite alle gambe e morì il giorno successivo. Il suo corpo venne inizialmente sepolto in Italia, nel cimitero di Sant’Angelo dei Lombardi, prima di essere restituito alla famiglia negli Stati Uniti nel 1952.

A ricostruire nel dettaglio la storia dello schianto è stato Matteo Pierro, referente storico dell’Associazione Salerno 1943 e autore del volume “Salerno 1943. Gli aviatori, le storie ed i ritrovamenti dell’Operazione Avalanche”, nel quale la vicenda del B-17 è stata approfondita insieme a Luigi Fortunato e a Gigino Vitolo, residente nella frazione ai piedi della collina.

Il ritrovamento del frammento del bombardiere, avvenuto proprio durante la visita di Cheri Stewart, ha aggiunto un elemento concreto a una storia familiare rimasta per decenni affidata soprattutto ai ricordi. Un piccolo pezzo di metallo, emerso dalla vegetazione a distanza di oltre ottant’anni, è diventato così il simbolo tangibile del legame tra una famiglia americana e una terra italiana nella quale si consumò una delle tante tragedie della guerra.

“Cheri ha attraversato l’oceano per ricordare un familiare morto durante la guerra, testimonianza di quanto sia ancora viva la memoria di quegli anni”, racconta all’Ansa Vincenzo Pellegrino, presidente dell’Associazione Salerno 1943. Una memoria che, sottolinea Pellegrino, non appartiene soltanto ai libri di storia, ma continua a vivere nelle famiglie, anche quando queste si trovano a migliaia di chilometri di distanza dai luoghi in cui gli eventi si sono consumati.

“L’Operazione Avalanche non è soltanto una pagina nei libri di storia: è ancora dentro le famiglie, anche a migliaia di chilometri di distanza”, aggiunge Pellegrino, evidenziando come il viaggio di Cheri rappresenti qualcosa di più della ricerca di un luogo preciso sulla carta geografica. “Se dopo oltre ottant’anni una donna attraversa un oceano per raggiungere il luogo dove è morto suo zio significa che le conseguenze di un conflitto non finiscono quando tacciono le armi”.

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