Si allarga la mobilitazione degli studenti a Napoli, dove sono sei i licei attualmente occupati nell’ambito di una protesta che si inserisce in un più ampio clima di contestazione giovanile, guardando anche alle manifestazioni che stanno coinvolgendo gli studenti in Francia e alle iniziative organizzate in Spagna. Ai licei Tito Lucrezio Caro, Umberto, Genovesi, Mercalli e Sannazaro si è aggiunto anche il Leon Battista Alberti di via Pigna, ampliando ulteriormente la portata della mobilitazione nel capoluogo campano, con gli studenti che chiedono interventi concreti per migliorare le condizioni degli istituti scolastici e affrontare questioni sociali e politiche che, a loro giudizio, incidono direttamente sul presente e sul futuro delle nuove generazioni.

Tra le voci più significative della protesta c’è quella degli studenti e delle studentesse del liceo Antonio Genovesi, che il 12 ottobre 2026 hanno deciso di occupare la propria scuola per richiamare l’attenzione su una serie di problematiche che spaziano dalle condizioni degli edifici scolastici alle politiche sull’immigrazione, passando per l’aumento del costo della vita e la prospettiva della realizzazione di un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) a Castel Volturno, in provincia di Caserta. In una nota diffusa dai collettivi Genovesi e dal Coordinamento Kao, gli studenti spiegano che la decisione di occupare nasce anche dalla contrarietà a un clima politico nel quale, secondo la loro lettura, si punta a limitare il numero di studenti stranieri per classe e si rilancia il tema della cosiddetta remigrazione, mentre restano irrisolte emergenze che riguardano servizi pubblici essenziali come la scuola e la sanità.

«Abbiamo occupato per avere una scuola migliore», è il messaggio che accompagna la mobilitazione, con gli studenti che rivendicano il diritto a edifici sicuri, ambienti adeguati allo svolgimento delle lezioni e una qualità dell’istruzione più elevata, sottolineando come le condizioni materiali degli istituti rappresentino una questione centrale per chi trascorre gran parte della propria giornata tra le aule. Nel documento, i rappresentanti della protesta utilizzano un’espressione particolarmente incisiva per sintetizzare le proprie richieste: «Ci teniamo a sottolineare e ribadire che il tetto di cui hanno bisogno gli studenti italiani è quello che non crolli sulla propria testa», una frase con cui intendono spostare l’attenzione dalle divisioni legate alla provenienza degli alunni alla sicurezza degli edifici e alla necessità di investimenti strutturali nel sistema scolastico.

La contestazione riguarda anche le condizioni di lavoro del personale docente, con i promotori dell’occupazione che richiamano gli stipendi degli insegnanti italiani, da loro considerati tra i più bassi in Europa, e le difficoltà quotidiane legate alla gestione di strutture scolastiche spesso bisognose di interventi di manutenzione. «Una scuola migliore significa una vita migliore», scrivono gli studenti, evidenziando come il diritto allo studio non possa essere separato dalla qualità dell’insegnamento, dalla sicurezza degli ambienti e dalla possibilità per tutti di accedere a un’istruzione adeguata, senza che le condizioni economiche delle famiglie diventino un ostacolo sempre più difficile da superare.

Nel documento trova spazio anche la critica alle priorità della politica nazionale e regionale, con particolare riferimento al progetto di realizzazione di un Cpr a Castel Volturno, struttura destinata al trattenimento delle persone straniere in attesa di rimpatrio e contestata dai collettivi studenteschi per le implicazioni che, a loro avviso, avrebbe sul piano dei diritti e delle libertà individuali. Secondo gli occupanti, le risorse pubbliche dovrebbero essere indirizzate con maggiore decisione verso scuola, sanità e trasporto pubblico, anziché verso interventi che considerano lontani dalle necessità più urgenti della popolazione. «Chi ci governa dovrebbe curare l’interesse e la reale sicurezza dei cittadini, investendo in scuola, sanità e trasporto pubblico», sostengono, collegando la questione dell’istruzione a un insieme più ampio di rivendicazioni sociali.

Un altro punto centrale della protesta è rappresentato dal caro-vita, che secondo gli studenti rende sempre più difficile sostenere le spese quotidiane e rischia di trasformare anche l’accesso all’istruzione in un’opportunità condizionata dalle possibilità economiche delle famiglie. Nel loro intervento, i ragazzi denunciano una situazione nella quale il costo crescente dei beni e dei servizi essenziali si intreccia con le carenze dei servizi pubblici, chiedendo risposte che mettano al centro le esigenze di chi studia e lavora e di chi fatica ad arrivare alla fine del mese.

La mobilitazione napoletana si richiama inoltre alle proteste studentesche che stanno animando altri Paesi europei, in particolare Francia e Spagna, inserendosi in un contesto di rivendicazioni che supera i confini dei singoli istituti e punta a mettere in discussione le scelte politiche considerate responsabili delle difficoltà vissute dalle nuove generazioni. Per gli studenti del Genovesi, l’occupazione non rappresenta un’iniziativa isolata né destinata a esaurirsi nell’arco di una giornata, ma l’avvio di un percorso di mobilitazione più ampio, volto a chiedere condizioni di vita e prospettive future più dignitose.

«Noi studentesse e studenti non resteremo zitti un solo momento di più», affermano i promotori, ribadendo che la protesta non si conclude con l’occupazione del 12 ottobre e invitando altri studenti a raggiungerli. Il messaggio finale, «Distruggete i Cpr, non le nostre scuole, non le nostre classi», riassume il senso politico della mobilitazione e la volontà di tenere insieme la difesa del diritto allo studio, la sicurezza degli edifici scolastici e le rivendicazioni sui diritti sociali. Con sei licei occupati, la protesta prosegue dunque a Napoli, mentre resta da capire se nelle prossime ore altre scuole aderiranno all’iniziativa e quali sviluppi avrà una mobilitazione che, nelle intenzioni dei suoi promotori, vuole trasformarsi in un confronto più ampio sulle condizioni della scuola pubblica e sulle prospettive delle nuove generazioni.

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