Una ventina di persone vestite di nero, con sciarpe e cappucci a coprire il volto, hanno varcato i cancelli del liceo classico Vittorio Emanuele II di Napoli alle 8 del mattino, all’apertura dell’istituto, facendo uscire il collaboratore scolastico e dando così inizio all’occupazione della scuola, un’azione che ha suscitato forte preoccupazione nella dirigente Stefania Colicelli, non tanto per le motivazioni alla base della protesta studentesca quanto per le modalità con cui è stata attuata, giudicate incompatibili con i principi del confronto democratico e potenzialmente rischiose per la sicurezza di chi frequenta la struttura.
L’occupazione del liceo napoletano si inserisce in una mobilitazione più ampia che sta coinvolgendo diversi istituti superiori della città, dal Genovesi all’Umberto, passando per il Pansini e il Mercalli, in un’ondata di proteste che si collega alle rivendicazioni studentesche a livello nazionale e internazionale. Al centro della contestazione figurano il no al riarmo, la contrarietà ai tagli all’istruzione, le critiche al decreto Valditara e l’opposizione al tetto previsto per gli studenti stranieri nelle scuole, temi che alimentano il dibattito tra gli studenti e che hanno spinto una parte dei ragazzi a ricorrere all’occupazione come forma di protesta.
All’interno del Vittorio Emanuele II, tuttavia, la mobilitazione ha aperto una frattura nella comunità scolastica, dal momento che l’occupazione non ha coinvolto l’intero complesso: uno dei due edifici dell’istituto, quello che ospita la segreteria, è infatti rimasto aperto e operativo, consentendo alla scuola di proseguire almeno una parte delle proprie attività amministrative. «La scuola continua a lavorare», ha chiarito la preside Colicelli, evidenziando come la situazione sia particolarmente delicata per quegli studenti che non condividono le modalità della protesta e che vorrebbero continuare a frequentare le lezioni.
La dirigente ha ribadito di riconoscere agli studenti il diritto di esprimere le proprie idee e di manifestare il dissenso, sottolineando come il liceo sia sempre stato un luogo di confronto e partecipazione, nel quale la discussione sulle questioni politiche e sociali rappresenta una componente importante della formazione. «I nostri ragazzi hanno idee, consapevolezza, capacità di discutere e criticità. Ed è giusto che facciano sentire la propria voce. La nostra è sempre stata una comunità democratica, aperta al dialogo», ha affermato, spiegando però che, in questa occasione, il confronto sarebbe stato compromesso dalla decisione di procedere prima con l’occupazione e soltanto successivamente con un’assemblea.
«Non si può parlare di scelta democratica quando la decisione viene presa prima ancora di confrontarsi. È stata un’azione di forza, peraltro condotta nascondendo i volti. Con chi parla la scuola se ci si presenta con i volti coperti? Ci potrebbe essere chiunque sotto quei cappucci», ha dichiarato Colicelli, contestando soprattutto l’assenza di un percorso preventivo di discussione e condivisione che consentisse alla comunità scolastica di valutare le ragioni della protesta e le diverse posizioni presenti tra gli studenti.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda proprio coloro che non intendono aderire all’occupazione e che chiedono di poter proseguire regolarmente il proprio percorso didattico, soprattutto in vista degli appuntamenti conclusivi dell’anno scolastico. «Ci sono molti studenti, soprattutto quelli delle classi quinte preoccupati per l’esame di Maturità, che ci hanno chiesto esplicitamente di poter continuare a studiare», ha spiegato la dirigente, annunciando che la scuola cercherà di individuare spazi alternativi all’interno dello stesso plesso, così da consentire ai ragazzi di proseguire la preparazione senza rinunciare al diritto allo studio.
Accanto alle difficoltà organizzative e didattiche, a preoccupare maggiormente la preside è però la questione della sicurezza, considerata particolarmente delicata in un edificio storico che custodisce anche beni artistici di grande valore. Secondo quanto riferito dalla dirigente, gli occupanti si sarebbero chiusi all’interno utilizzando delle catene, una circostanza che solleva interrogativi sulla possibilità di garantire l’accesso e l’uscita in condizioni di emergenza e sul rispetto delle disposizioni relative alle vie di fuga e alle porte che devono rimanere accessibili.
«Si sono chiusi dentro con le catene. Proprio noi che insegniamo che le vie di fuga e le porte devono restare aperte. Voglio che le famiglie sappiano chiaramente che in questo modo i loro figli non sono in sicurezza», ha affermato Colicelli, richiamando l’attenzione delle famiglie sui possibili rischi connessi alla gestione degli accessi e degli spazi durante l’occupazione.
La dirigente ha inoltre ricordato che l’istituto conserva beni artistici di particolare pregio, tra cui affreschi risalenti al Cinquecento, e che eventuali danneggiamenti potrebbero avere conseguenze rilevanti sia sul piano della tutela del patrimonio storico sia sotto il profilo delle responsabilità personali. Nel confronto con gli studenti, ha spiegato, è stato affrontato anche il tema delle possibili conseguenze giuridiche derivanti da eventuali danni o da condotte illecite, invitando i ragazzi a considerare con attenzione gli effetti che determinate azioni potrebbero avere sul loro futuro.
«I docenti non sono padroni, sono educatori», ha aggiunto Colicelli, esprimendo rammarico per l’interruzione di un rapporto di comunicazione che, a suo giudizio, aveva sempre consentito alla comunità scolastica di affrontare anche le questioni più controverse attraverso il dialogo e il confronto. La preside ha infine auspicato che la situazione possa evolversi senza tensioni e che gli studenti tornino a considerare il confronto con la dirigenza e con i docenti come uno strumento fondamentale per esprimere le proprie richieste.
«Mi dispiace enormemente che i ragazzi abbiano interrotto un canale di comunicazione sempre vivo. Spero che prevalga il buon senso e che non si arrivi mai a uno scontro all’interno della nostra comunità», ha concluso la dirigente, mentre resta aperta la questione di come conciliare le ragioni della protesta con la tutela del diritto allo studio, la sicurezza degli studenti e la salvaguardia del patrimonio storico custodito dal liceo napoletano.

