di Michele Vidone 

Per la Procura regionale della Corte dei conti della Campania, un’ulteriore ricapitalizzazione della Ctp non sarebbe stata una strada sostenibile. A sostenerlo è il procuratore regionale Giacinto Dammicco, che ha illustrato gli elementi alla base delle due citazioni in giudizio relative alla vicenda della società di trasporto pubblico.

Secondo la magistratura contabile, chi prese le decisioni sui nuovi interventi finanziari disponeva già di informazioni sufficienti per comprendere che la situazione dell’azienda fosse ormai compromessa. Dammicco ha parlato di anni di “soccorso finanziario” senza risultati concreti, definendo improponibile un nuovo sforzo economico a favore di una società considerata male gestita e incapace di garantire adeguatamente il servizio pubblico.

Gli inquirenti contestano il “dolo eventuale”, sostenendo che le criticità fossero note da tempo. Le ricapitalizzazioni della Ctp sarebbero iniziate già nel 2003, ma dal 2016-2017 la crisi avrebbe raggiunto un livello giudicato irreversibile. Secondo la Corte dei conti, molti interventi di salvataggio non erano accompagnati da piani industriali credibili né da bilanci approvati.

Tra gli aspetti evidenziati figura anche il progressivo deterioramento del servizio: il trasporto pubblico sarebbe stato ridotto fino al 50%, con punte del 70%, mentre gran parte degli autisti avrebbe lasciato l’azienda. Inoltre, un progetto di efficientamento del parco mezzi finanziato con circa 5 milioni di euro non sarebbe mai stato completato.

Sul tema della tutela occupazionale, il vice procuratore Ferruccio Capalbo ha sottolineato che gli interessi dei lavoratori devono essere salvaguardati, ma senza trascurare quelli dell’intera collettività. In presenza di una crisi societaria profonda, ha spiegato, è necessario trovare un equilibrio tra tutti gli interessi coinvolti.

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