La doppia rimonta subita negli ultimi 20’ rischia di compromettere il cammino della Juve Stabia in questi play-off di Serie B. Il Monza raddrizza la semifinale di andata e domani nella sfida di ritorno all’U-Power Stadium conserva il privilegio di avere a disposizione due risultati su tre. Infatti, in caso di parità al termine dei 180’ (non sono previsti supplementari e rigori), conquisterà la finale la squadra con il miglior piazzamento nella regular season.
L’inerzia, però, non è totalmente sfavorevole ai gialloblù. Vero è che i padroni di casa avranno un vantaggio (anche psicologico) sufficientemente rassicurante. Ma non devono commettere l’errore di considerare la strada verso la finale già in discesa. Perché a giudicare da quello che si è visto al Menti, gli uomini di Abate hanno messo a nudo le fragilità del Monza. In effetti, per un’ora abbondante la Juve Stabia ha creato tantissimo, passando per le catene laterali, specie quella mancina. Dove Alessio Cacciamani ha scompaginato la struttura predisposta da Bianco, confezionando senza sforzo apparente un paio di giocate nient’affatto banali, capaci di mettere la gara momentaneamente in discesa.
Due azioni devastanti
Azioni apparentemente ordinarie per uno con le sue caratteristiche, che in realtà raccontano quanto sia stato tecnicamente dominante in un contesto del genere. Incisivo al punto da ribaltare come un calzino l’inerzia di una partita in cui la Juve Stabia non era favorita dai pronostici.
Al 56’ era stato proprio Cacciamani a innescare il tap-in di Mosti, che aveva rotto gli equilibri di un match tatticamente bloccato. L’azione prende il via da un guizzo dell’ex Torino, che manda a vuoto l’anticipo tentato da Carboni e strappa in conduzione, spaccando a metà la retroguardia monzese. Sulla sgasata improvvisa con cui svernicia Ravanelli, la difesa biancorossa si fa trovare completamente sfilacciata. Tant’è che all’altezza del primo palo, sulla palla in cut-back, sono un po’ tutti in colpevole ritardo. Mentre Mosti ne approfitta per inserirsi a rimorchio, convertendo il filtrante in gol.
Al 67’ si accende nuovamente Cacciamani, letteralmente imprendibile sulla fascia sinistra. Prima si apre alla massima ampiezza, isolandosi nell’uno vs uno con Bakoune. Quindi, spezza il raddoppio di Obiang: doppia sterzata a passa con facilità in mezzo ai due avversari. Ecco che il raddoppio è dietro l’angolo. Serve un assist superlativo per Okoro, che libero da marcature, piazzato al limite dell’area piccola, senza alcuna difficoltà, ha dovuto solo spingere in porta il cross perfetto del compagno.
I meriti di Abate
Potrà sembrare semplicistico, ma capitalizzare determinate situazioni ha significato per gli stabiesi riuscire a giocare sulla scorta del piano-gara pensato dall’allenatore. Ovvero, schierandosi con il consueto 3-5-2, ideale per controllando il pallone e avere un atteggiamento proattivo in entrambe le fasi.
Quando attacca, la Juve Stabia si affida a movimenti codificati, addensando uomini sulle catene, dove i quinti sovraccaricano i lati lavorando a tutta fascia. E alzando tanti giocatori nella trequarti altrui. Okoro ha dimostrato di essere uno specialista nel gioco spalle alla porta. Quando c’è una verticalizzazione, l’attaccante arrivato a gennaio dalla Juve Next Gen pianta il corpo, così diventa complicato sottrargli l’attrezzo. Movimento funzionale ad attivare poi lo scarico, utile a stimolare gli inserimenti nei corridoi intermedi di Correia o Mosti, sempre reattivi ad accorciare in avanti nella zona della palla.
Nella fase di non possesso, invece, Abate arretra il baricentro di qualche metro, facendo densità centrale. Il che non equivale ad arroccarsi fuori l’area di rigore. Bensì, rimanere compatti, senza concedere spazi tra le linee.
La lungiumiranza di Lovisa
Tornando per un attimo al protagonista della gara di andata, Cacciamani (non dimentichiamo, un classe 2007) ha oltraggiato con disarmante costanza la difesa del Monza, grazie alla facilità nella corsa, associata alla sensibilità del piede mancino. D’altronde, quest’anno ha già colto spesso gli avversari in controtempo, bruciando l’erba sulla fascia sinistra, esprimendo la sua velocità. Trovando ogni volta significative variazioni di ritmo, che gli consentono di entrare in sintonia con i compagni, connettendosi con loro. E saturando l’area con traccianti morbidi oppure tagliatissimi.
A tal proposito, vanno riconosciuti i meriti di Matteo Lovisa. Non è semplice scegliere dalla Primavera un giocatore immediatamente spendibile tra i professionisti. A maggior ragione in un campionato assai competitivo come la cadetteria. Ma il diesse della Juve Stabia non è nuovo nell’avere intuizioni visionarie. Un’arte, quella di scovare profili misconosciuti, praticata soltanto da chi scandaglia il mercato con tempismo. Allora, come non glorificare il valore di un’operazione capace di mettere d’accordo le esigenze del Torino, che prima di girare Cacciamani in prestito gli ha fatto sottoscrivere un contratto fino al 30 giugno 2028, con la lungimiranza del club stabiese in materia di giovani talenti da lanciare nel grande calcio.
Ora è inutile anche ripercorrere le tappe di una crescita evidente: il piede sinistro di Cacciamani ha rappresentato un rebus irrisolvibile per il Monza. E domani si riparte a campo invertito.
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