Peppe Iannicelli racconta il suo legame personale con la Sagrada Familia, visitata per la prima volta nel 1986 e poi più volte nel corso di quarant’anni. Attraverso queste visite, Iannicelli ha assistito alla continua evoluzione del capolavoro di Antoni Gaudí, fino al completamento della Torre di Gesù, che con i suoi 172,5 metri rende la basilica la chiesa cattolica più alta del mondo.
Per Iannicelli, la grandezza della Sagrada Familia non risiede soltanto nella sua straordinaria architettura, ma soprattutto nella sua dimensione spirituale: le pietre che la compongono sembrano preghiere che si innalzano verso il cielo. La basilica appare così come un organismo vivente, espressione di arte e fede.
L’essere ancora in costruzione non rappresenta un limite, ma il simbolo della vita stessa, che non è mai definitivamente compiuta. La Sagrada Familia diventa quindi metafora dell’esistenza umana e della continua ricerca di senso, incarnando il desiderio dell’uomo di avvicinarsi al divino attraverso la bellezza e la creatività. Papa Leone XIV, benedicendo la nuova torre, celebra non solo l’opera di Gaudí, ma anche questa tensione spirituale che continua ad animarla.
