di Michele Vidone
La relazione della Commissione parlamentare sulle ecomafie descrive un quadro definito “allarmante” per la Terra dei Fuochi, con particolare attenzione al fenomeno dell’inquinamento delle acque, considerate oggi l’aspetto più critico del ciclo dei rifiuti nell’area.
Secondo il documento, le organizzazioni criminali non si limitano più alle attività tradizionali legate allo smaltimento illecito, ma si avvalgono sempre più spesso di professionisti qualificati, tra cui tecnici e consulenti, per infiltrare l’economia legale e la pubblica amministrazione, ottenendo autorizzazioni o condizionando gare d’appalto.
La relazione segnala anche un’evoluzione del fenomeno ecomafioso, con pratiche fraudolente sempre più sofisticate: rifiuti falsamente declassificati, società di intermediazione opache e il coinvolgimento di “analisti chimici compiacenti”. Un sistema che, secondo la Commissione, non solo persiste in Campania, ma tende a estendersi anche ad altre regioni, come la Puglia, e in alcuni casi all’estero.
Tra le criticità strutturali evidenziate viene indicato un forte deficit impiantistico regionale per il trattamento dei rifiuti e la presenza diffusa di attività produttive sommerse, che alimentano il circuito illegale per lo smaltimento degli scarti.
Il documento si concentra poi sul tema delle acque contaminate, segnalando superamenti delle soglie di concentrazione per sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene come tetracloroetilene e tricloroetilene nelle falde di diverse aree della regione. Le situazioni più critiche vengono registrate nelle province di Caserta, Napoli, Avellino e Salerno, con comuni particolarmente colpiti come Villa Literno, Giugliano, Acerra, Boscoreale, Striano, Montoro, Scafati, Angri e Sarno.
La contaminazione delle acque sotterranee viene indicata come un problema con rilevanti implicazioni sanitarie, ambientali e produttive, anche per possibili esposizioni dirette nell’uso domestico e indirette attraverso la catena alimentare.
