Si apre una nuova vertenza nel panorama industriale campano dopo l’annuncio della chiusura della sede napoletana di Zenita Group, multinazionale italiana attiva nel settore dell’information technology con venti sedi distribuite sul territorio nazionale e una presenza consolidata in dieci Paesi nel mondo. La decisione dell’azienda, comunicata nei giorni scorsi durante la presentazione del nuovo piano industriale, coinvolge direttamente circa 120 lavoratori e ha immediatamente provocato la reazione delle organizzazioni sindacali, che denunciano il rischio di un ulteriore indebolimenioni regionali.

A prendere posizione è stata la Fiom Cgil Napoli che, attraverso il segretario generale Mauro Cristiani e la responsabile del settore informatico Adele De Cocco, ha inviato una lettera al presidente della Regione Campania Roberto Fico chiedendo un incontro per affrontare la vertenza e sollecitare una maggiore attenzione alle questioni occupazionali. Secondo il sindacato dei metalmeccanici, la salvaguardia del lavoro dovrebbe rappresentare una delle priorità dell’azione di governo regionale, soprattutto in una fase in cui numerose aziende stanno attraversando processi di riorganizzazione che rischiano di tradursi in ridimensionamenti produttivi e perdita di posti di lavoro.

Nel documento indirizzato al governatore, la Fiom evidenzia come l’interesse comune di istituzioni, forze politiche e parti sociali debba essere quello di preservare le competenze professionali costruite negli anni dai lavoratori e di contrastare ogni forma di progressivo depauperamento dell’apparato industriale campano. Una preoccupazione che, nel caso specifico di Zenita Group, nasce dalla scelta dell’azienda di cessare le attività operative a Napoli, avviando un processo che il sindacato definisce come un “licenziamento mascherato”.

Secondo quanto riferito dalla Fiom, infatti, una parte dei dipendenti dovrebbe essere trasferita presso altre sedi del gruppo, in particolare a Roma e a Salerno. Una soluzione che, secondo i rappresentanti sindacali, non garantirebbe una reale tutela occupazionale per tutti i lavoratori coinvolti e rischierebbe di trasformarsi, nei fatti, in un incentivo all’abbandono del posto di lavoro. Da qui la dura critica all’operazione annunciata dall’azienda, accusata di disinvestire sul territorio dopo aver beneficiato negli anni di finanziamenti pubblici e di collaborazioni con il sistema universitario locale.

Per il sindacato, la vicenda rappresenta l’ennesimo segnale di una tendenza che rischia di impoverire ulteriormente il sistema produttivo regionale, sottraendo competenze qualificate e opportunità di sviluppo a un territorio che continua a scontare difficoltà strutturali sul piano occupazionale. Proprio per queste ragioni la Fiom ha espresso una valutazione fortemente negativa del piano industriale presentato da Zenita Group e ha annunciato l’apertura dello stato di agitazione, prefigurando l’avvio di iniziative di mobilitazione e di lotta sindacale a sostegno dei lavoratori coinvolti.

La chiusura della sede napoletana si inserisce inoltre in un quadro più ampio di crisi e riorganizzazioni che interessano diversi comparti industriali della Campania. La Fiom richiama infatti le vertenze ancora aperte che riguardano aziende strategiche come Leonardo, Trasnova, Dema e Fincantieri, sottolineando come l’assenza di un adeguato sostegno istituzionale potrebbe determinare conseguenze significative sul piano economico e occupazionale. Il timore espresso dal sindacato è che la somma di queste crisi possa produrre un progressivo indebolimento del tessuto industriale regionale, con effetti negativi sulla competitività del territorio e sulle prospettive di sviluppo future.

Da qui la richiesta di un confronto diretto con la Regione Campania e con il presidente Roberto Fico, chiamato dalla Fiom a svolgere un ruolo attivo nella gestione delle vertenze industriali e nella definizione di una strategia capace di mettere il lavoro al centro delle politiche regionali

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