di Michele Vidone
Si estende anche a Rfi l’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sulla presunta maxitangente legata all’appalto da oltre 9 milioni di euro per il conferimento di circa 2 milioni di metri cubi di terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri della linea ferroviaria Alta Velocità Napoli-Bari.
Secondo l’ipotesi della Procura, coordinata dal procuratore Pierpaolo Bruni, l’appalto sarebbe stato ottenuto dall’imprenditore casertano Antonio Luserta grazie all’intervento dell’ex sindaco di Caserta Carlo Marino. In cambio, Marino avrebbe ricevuto una tangente di poco superiore ai 200mila euro.
Gli inquirenti ipotizzano inoltre che un’altra mazzetta, pari a circa 500mila euro, sia stata versata al funzionario di Rfi Domenico Semplice. Quest’ultimo è indagato per corruzione insieme alla moglie Laura Arena, agli imprenditori Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco e all’architetto Gaetano Sacco, consulente degli imprenditori coinvolti.
I cinque nuovi indagati si aggiungono ai tre già coinvolti nell’inchiesta: Carlo Marino, Antonio Luserta e l’avvocato Vincenzo Iorio, collaboratore dell’ex sindaco, già destinatari di perquisizioni lo scorso 22 giugno.
Nel corso delle nuove perquisizioni eseguite dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta sono stati sequestrati un Rolex del valore di circa 80mila euro e ingenti somme di denaro in contanti.
L’indagine ipotizza l’esistenza di un sistema di corruzione che potrebbe coinvolgere anche altri imprenditori del settore estrattivo, sospettati di aver versato denaro al funzionario di Rfi in cambio di favori nell’assegnazione degli appalti.
