di Michele Vidone
Nonostante la perdita della forza militare di un tempo, il clan Zagaria continua a tentare di riorganizzarsi facendo leva su reti familiari, imprenditoriali e finanziarie. È quanto emerge dal decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti di otto persone ritenute appartenenti alla fazione fondata da Michele Zagaria, storica componente imprenditoriale del clan dei Casalesi.
I provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta. L’inchiesta ricostruisce episodi recenti, tra cui attentati e azioni intimidatorie avvenuti nello scorso inverno, finalizzati a riaffermare il controllo del territorio. Tra questi figurano gli attentati dinamitardi contro una cornetteria e una pizzeria di Casapesenna, storica roccaforte del clan.
Secondo gli inquirenti, il gruppo criminale continuerebbe a gestire interessi economici, a seguire appalti pubblici e a mantenere rapporti, anche diretti, con ambienti amministrativi locali.
Tra i destinatari del fermo figura il 29enne Costantino Garofalo, indicato dalla Procura come il principale punto di raccordo operativo tra i diversi esponenti della fazione Zagaria. Dalle intercettazioni emerge anche la sua reazione alla notizia della collaborazione con la giustizia di Francesco Schiavone, detto “Sandokan”: “È finito il mondo”.
Tra gli arrestati anche Aldo e Raffaele Nobis, rispettivamente di 56 e 60 anni, ritenuti figure di esperienza all’interno del clan. Secondo gli investigatori, Aldo Nobis avrebbe introdotto nel sodalizio il business delle bische clandestine, mentre Raffaele avrebbe consolidati rapporti con Carmine e Antonio Zagaria, fratelli del boss Michele Zagaria. I due sono inoltre fratelli di Salvatore Nobis, detto “Scintilla”, storico luogotenente del clan.
