di Michele Vidone 

Il ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo sostiene che il governo abbia impresso una svolta ai rinnovi dei contratti pubblici, evidenziando che in quattro anni sono stati firmati 20 contratti e che i tempi delle trattative si sono ridotti da circa 20 mesi a sei, consentendo di chiudere i negoziati entro il triennio di riferimento.

Rispondendo alle critiche dell’ex ministra Marianna Madia, Zangrillo ha affermato che la ripresa dei rinnovi durante i governi Renzi e Gentiloni fu conseguenza di una sentenza della Corte costituzionale e non di una scelta politica. Ha inoltre sostenuto che gli aumenti di allora furono inferiori all’inflazione, mentre per il triennio 2022-2024 il governo ha previsto incrementi tabellari del 6%, che, insieme a fondi accessori e indennità, avrebbero portato a una crescita effettiva delle retribuzioni di circa il 13%.

Per il triennio 2025-2027 sono programmati aumenti del 5,4%, che secondo il ministro contribuiranno a compensare la perdita del potere d’acquisto. I nuovi contratti prevedono inoltre una clausola che consentirà, il prossimo anno, di verificare l’andamento dell’inflazione e valutare eventuali ulteriori interventi.

Infine, Zangrillo ha annunciato che proporrà nella prossima manovra nuove risorse per la previdenza del personale di sicurezza e difesa e per il potenziamento degli organici della polizia locale.

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