di Michele Vidone
Una vasta organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti tra Campania e Puglia avrebbe trasformato vigneti, uliveti e campagne del Tavoliere in discariche abusive a cielo aperto. È quanto emerge dall’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari che ha portato all’emissione di 19 misure cautelari.
Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe smaltito illegalmente per anni enormi quantità di rifiuti speciali provenienti da impianti di trattamento delle province di Napoli, Caserta, Salerno, Roma e Brindisi, utilizzando documentazione falsa e siti di conferimento inesistenti indicati solo “sulla carta”.
Le indagini dei carabinieri per la Tutela dell’ambiente e della sicurezza energetica di Napoli hanno accertato che i rifiuti — tra cui scarti industriali, materiali tessili e frazione indifferenziata di rifiuti urbani — venivano scaricati in cave dismesse, capannoni e aree agricole delle province di Foggia, Barletta-Andria-Trani, Napoli e Frosinone.
In sei sono finiti agli arresti domiciliari, sette persone hanno ricevuto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e per altri sei è scattata l’interdizione dall’attività imprenditoriale per un anno.
Secondo la Dda, gli indagati avrebbero costruito una vera e propria filiera organizzata basata sulla classificazione fittizia dei rifiuti e sulla complicità di aziende e impianti di trattamento. In questo modo il gruppo avrebbe ottenuto profitti illeciti per oltre 2,5 milioni di euro, cifra per la quale sono stati sequestrati beni, aziende, automezzi e immobili.
Gli investigatori parlano di territori devastati dagli sversamenti e dai roghi notturni dei rifiuti, con conseguenze potenzialmente gravi per ambiente e salute pubblica. Alcune campagne tra Cerignola, San Severo e Lucera sarebbero diventate nel tempo vere discariche abusive dove venivano bruciati rifiuti urbani e speciali, rendendo l’aria “irrespirabile”.
