di Michele Vidone 

Secondo la superperizia depositata dai tre esperti nominati dal gip, Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo morto a febbraio dopo un trapianto di cuore al Monaldi, avrebbe potuto essere salvato. I periti contestano soprattutto le modalità di trasporto e conservazione del cuore, danneggiato dal ghiaccio secco, e ritengono che il bambino avrebbe dovuto essere collegato entro 72 ore al Berlin Heart, invece che all’Ecmo, per poter arrivare a un possibile ritrapianto. La condotta dei cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni nella cardiectomia viene invece giudicata sostanzialmente conforme alle regole mediche.

Le conclusioni della perizia saranno discusse nelle udienze di incidente probatorio del 12 e 13 novembre. La difesa dei medici contesta le accuse, sottolineando in particolare la correttezza dell’intervento chirurgico. Intanto il Riesame di Napoli ha rinviato al 21 settembre la decisione sulla misura interdittiva per Oppido, mentre per Bergonzoni i giudici si sono riservati. Il legale della famiglia sostiene invece che, con il Berlin Heart entro 72 ore, Domenico avrebbe avuto oltre il 70% di possibilità di essere ritrapiantato e chiede alla Procura di valutare l’ipotesi di omicidio volontario.

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