di Michele Vidone
Per mezzo secolo è stato uno dei simboli del potere del clan Gionta a Torre Annunziata. Oggi, dopo quindici anni dallo sgombero definitivo, sono iniziati i lavori di demolizione di Palazzo Fienga, l’ex roccaforte della camorra oplontina, destinata a lasciare spazio a un parco urbano e a una piazza della legalità.
Nel palazzo, considerato per anni il bunker operativo del clan, venivano prese decisioni criminali e organizzate attività illecite. Il nome del clan Gionta è legato anche all’omicidio del giornalista Giancarlo Siani, ucciso nel 1985 per le sue inchieste sulla criminalità organizzata.
L’intervento complessivo, tra demolizione e riqualificazione dell’area, costerà 12,3 milioni di euro finanziati con fondi statali approvati dal Cipess. L’iter ha subito diversi rallentamenti a causa della necessità di completare espropri di immobili appartenenti anche a soggetti estranei ai contesti criminali.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito l’avvio della demolizione “un messaggio chiaro: i simboli del potere criminale possono e devono essere abbattuti”. “Dove c’era un luogo di illegalità, sopruso e violenza criminale sorgerà uno spazio pubblico per i cittadini. È questa la risposta dello Stato ad ogni mafia”, ha scritto sui social.
Anche Gennaro Sangiuliano, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale della Campania, ha parlato di “un avanzamento della civiltà nella lotta irrinunciabile contro la camorra e i suoi simboli”, sottolineando che “Torre Annunziata merita sviluppo, legalità e crescita”.
Per il deputato e coordinatore regionale della Lega Gianpiero Zinzi, la demolizione rappresenta “una giornata storica” e “il segnale concreto che la criminalità organizzata non è invincibile quando lo Stato è presente e agisce con determinazione”.
Zinzi ha inoltre proposto che la futura piazza della legalità venga dedicata alla memoria di Giancarlo Siani, “che ha raccontato e denunciato con coraggio il potere dei clan legati a Valentino Gionta”.
