di Michele Vidone 

Maria Rosaria Boccia ha presentato una querela alla Procura di Torre Annunziata, attraverso i suoi legali Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi, denunciando una possibile manomissione o compromissione del proprio cellulare e dei dispositivi collegati. Nell’esposto viene ipotizzato che il telefono possa essere stato manipolato da remoto, impedendogli in particolare di ricevere le chiamate del giornalista Carlo Tarallo, con il quale Boccia è coimputata davanti al Tribunale di Roma nel procedimento scaturito dalla denuncia dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e della moglie per presunte interferenze illecite.

 

Attraverso i propri avvocati, Boccia ha chiesto agli inquirenti di verificare se sia effettivamente sottoposta a sorveglianza e di accertare l’eventuale configurazione di reati legati all’intercettazione, all’impedimento o all’interruzione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche mediante software malevoli. Alla querela sono state allegate alcune schermate delle conversazioni WhatsApp e la documentazione relativa al procedimento penale in corso a Roma, che vede imputati la stessa Boccia e Carlo Tarallo.

 

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