di Michele Vidone 

Secondo un’analisi di Legambiente Campania, il caldo estremo a Napoli rappresenta non solo un problema climatico, ma anche una questione sociale, perché colpisce in modo più pesante i quartieri più fragili.

I dati del periodo 2015-2025 mostrano una temperatura estiva media al suolo di 41-42°C, con differenze superiori a 7°C tra le aree collinari e quelle maggiormente urbanizzate. Incrociando questi dati con l’Indice di Disagio Socio-Economico (IDISE) dell’Istat emerge che i quartieri più caldi sono anche quelli con maggiori livelli di povertà, disoccupazione ed esclusione sociale.

I quartieri in condizioni di doppia vulnerabilità sono Secondigliano, San Pietro a Patierno, San Lorenzo, Scampia, Barra, Miano e Pendino, dove vivono circa 200mila persone esposte contemporaneamente alle temperature più elevate e a un forte disagio socioeconomico. Al contrario, quartieri come Vomero e Arenella risultano più freschi e meno vulnerabili grazie alla presenza di verde, all’altitudine, a un’edilizia migliore e a maggiori possibilità economiche.

La presidente di Legambiente Campania, Mariateresa Imparato, chiede di affrontare il problema con interventi strutturali, come l’aumento del verde urbano, la riqualificazione degli edifici, aiuti alle famiglie più vulnerabili, la realizzazione di rifugi climatici e un Piano Sociale regionale per il clima per proteggere le fasce più esposte agli effetti delle ondate di calore.

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