Prima che gli infortuni ne falcidiassero la rosa, tifosi e addetti ai lavori pensavano che il Napoli fosse abbondantemente coperto sugli esterni, potendo contare su profili fatti quasi con lo stampino. dall’indole dribblomane, schierati a piede invertito. Gente che dà del tu alla palla, specialmente nello stretto. Che fine abbiano fatto Neres e Alisson Santos, alle prese con malanni muscolari e ricadute tali da tenerli fermi ai box chissà per quanto tempo, ormai lo sanno tutti. Mentre Lang, probabilmente, non è mai stato quel prototipo di giocatore, sostanzialmente inadeguato nel manipolare l’avversario diretto, accelerando all’improvviso. Troppo timido e portato a rallentare l’azione, l’olandese, per poter davvero dominare l’ampiezza.

All’appello, dunque, resta solo Politano. Che però si è dovuto evolvere, scendendo tatticamente a compromessi con moduli da interpretare in maniera fluida. Per cui, nel corso della medesima partita, occupa la posizione tradizionalmente destinata al terzino destro. Oppure, in mancanza di spazi sulla fascia, riesce a convertirsi in fase di possesso, stringendo dentro al campo.

A Pisa per completarsi e maturare

Eppure, il Napoli ha una risorsa di questo tipo, momentaneamente parcheggiata in prestito al Pisa. Emanuele Rao, infatti, rientra nella cerchia ristretta delle ali creative, che accarezzando il pallone con molti tocchi ravvicinati, esprimono liberamente la loro qualità, puntando i difensori. Il classico giocatore che veicola la sensazione di schivarli alla stregua dei birilli, scovando soluzioni estemporanee per sottrarsi ai raddoppi. Del resto, la scorsa stagione, in maglia Bari, ha spesso dimostrato il coraggio nel provare giocate non proprio conformi all’ordinario, ricavando sempre qualcosa dalle situazioni imprevedibili. Manco stesse giocando per strada o all’oratorio. Realizzando anche 6 gol e 3 assist.

L’esperienza vissuta coi Galletti ha rafforzato la percezione che all’abilità nei fondamentali, nello stretto e in campo aperto, associasse l’ostinazione. Un certo gusto per la lotta che raramente possiedono i giocatori assai tecnici. Che contrariamente a Rao, preferiscono l’eleganza di una sterzata stilosa al pantaloncino sporco di fango. Invece Paolo Bianco ne sta misurando la capacità di essere fondamentale sia nelle piccole cose, che negli spunti “pesanti”. Arrivato in estate dopo l’amara separazione dal Monza, con cui aveva vinto i playoff, il tecnico va a caccia della seconda promozione consecutiva. E cerca di risalire immediatamente in A facendo leva pure sulla sua “stellina”, decisamente in rampa di lancio. Allora, entrambi ambiscono al salto di categoria. Se poi i nerazzurri dovessero conquistare il pass sul campo, tanto meglio.

Manna ne monitorizza la crescita

Manna continua a tenerlo d’occhio, consapevole che a Rao non manchi nulla, nonostante debba ancora maturare completamente. Il diesse azzurro lo osserva, affascinato dal potenziale da offensive player autonomo. Cioè, in grado di costruirsi una giocata risolutiva, sfruttando al meglio l’uno vs uno. Magari non riesce a levarsi dalla testa il gol rifilato qualche settimana fa al Vicenza, al culmine di una mortifera transizione. Cominciata con Rao che attacca la profondità, inserendosi alle spalle della difesa biancorossa. Sul taglio, riceve nell’half space e lascia gli avversari inutilmente protesi alle calcagna, ingobbendosi nel cavalcare palla al piede verso Gagno. Infine, la chiude in rete con una traiettoria talmente dolce, da costringere il portiere di casa ad abbozzare solamente l’intervento.

Ovviamente, Rao dovrà adattarsi – fisicamente e mentalmente – alle maggiori responsabilità richieste dalla Serie A, un campionato con un’intensità indubbiamente superiore rispetto alla cadetteria. Insomma, calarsi nel contesto sarà determinante, ma va lasciato comunque crescere senza fretta. Nondimeno, con lui il futuro del Napoli sta già bussando alla porta.

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