Un silenzio carico di interrogativi e di preghiera avvolge in queste ore la comunità di Casalba, piccolo quartiere di Macerata Campania. Il caso della presunta lacrimazione della statua di San Pio da Pietrelcina, che per un mese è rimasto circoscritto tra le mura della parrocchia di Santa Maria delle Grazie, è ormai di dominio pubblico dopo la pubblicazione della notizia su Il Mattino. Da ieri, la statua a grandezza naturale di uno dei santi più venerati d’Italia ha lasciato la cittadina, per essere spostata a Capua, nella sede dell’Arcidiocesi, dove pare rimarrà custodita in attesa che arrivino gli esperti inviati dal Vaticano per avviare le indagini scientifiche e teologiche. Al centro della vicenda c’è don Girolamo Capuano, il parroco che per primo ha dovuto gestire l’impatto emotivo e spirituale del presunto prodigio. Il suo atteggiamento riflette la complessa postura della Chiesa cattolica di fronte a eventi di questo tipo: una profonda fede personale, che cammina di pari passo con un’inflessibile esigenza di razionalità. «Per me è un segno del cielo», confessa il sacerdote, faticando a trattenere l’emozione e soppesando con cura ogni parola. Don Girolamo ci tiene a precisare che la sua è, e deve rimanere, una convinzione intima: «La Chiesa suggerisce prudenza, e anch’io. Sono talmente tanti i ciarlatani in giro e gli inganni anche possibili che solo il tempo e un’analisi approfondita ci potranno illuminare».

 

 

Video

 

«Che sia un “segno del cielo” – insiste il parroco – è una mia convinzione personale. Sono convinto dentro di me, per la mia storia e per la mia devozione, che sia qualcosa di prodigioso. A chi mi chiede un parere devo essere sincero: sono un prete, non posso nascondere ciò che sento». Nel frattempo, l’invito del sacerdote alla sua comunità non è quello di rincorrere il miracolo a tutti i costi – anzi, la parola “miracolo” è bandita -; bensì di riscoprire il valore profondo della preghiera, «che ha contraddistinto – ricorda don Girolamo – l’intera esistenza terrena di Padre Pio».

 

LA LINEA

 

L’arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta Pietro Lagnese, informato sin dal principio dal parroco, segue il caso con grande attenzione. Intanto, l’Arcidiocesi di Capua esorta la comunità ad assumere un atteggiamento di prudenza e di cautela e invita i fedeli a non cedere a facili entusiasmi o a interpretazioni precoci, che rischiano di disorientare il genuino sentimento religioso e di portare a conclusioni affrettate. E, come richiesto in tali circostanze, ribadisce la necessità di attendere il giudizio delle autorità ecclesiali, per evitare inutili clamori e manifestazioni che possano turbare la pace e la comunione della comunità parrocchiale di Casalba. Alla linea del rigore si associa il sindaco Giovanni Battista Di Matteo: «Serve prudenza e rispetto per quanto accaduto. Attendiamo – dice – con serenità e senso di responsabilità le verifiche dell’Arcidiocesi. La comunità deve vivere questo momento con raccoglimento, senza alimentare speculazioni di alcun tipo». Di Matteo esprime apprezzamento per l’operato di don Girolamo, sottolineando l’alto valore pastorale e spirituale con cui il sacerdote sta guidando i suoi parrocchiani in questo momento così singolare.

 

LE REAZIONI

 

Ma nella piazzetta antistante il sagrato il dibattito ieri era acceso, con i fedeli divisi tra scetticismo e speranza. Filomena Tescione incarna alla perfezione la prudenza raccomandata dai vertici diocesani: «È giusto essere cauti e attendere che la Chiesa faccia i dovuti controlli, perché la fede non ha bisogno di suggestioni o di correre dietro a ogni stranezza prima che ci siano certezze». Di parere opposto è Maria Zito, che mostra un’apertura guidata dal cuore: «Sono cristiana e credo nei miracoli. Spero in un miracolo a Macerata Campania, perché la nostra comunità ha bisogno di un segno tangibile di speranza e della protezione di Padre Pio in un momento così difficile per tutti». A notare qualcosa di strano sulla statua è stata, il 18 aprile, una giovane madre di San Prisco che si stava recando in chiesa. Osservando il volto del santo, la donna ha notato una strana macchia sulla guancia destra. Insospettita, ha avvisato il parroco. Convinto si trattasse di polvere, don Girolamo ha tentato di pulire il volto con uno spazzolone, senza successo. La mattina successiva (era di domenica), alle 8.30, il sacerdote è salito su una scala con un panno, ma la traccia è apparsa irremovibile. Per garantire una sorveglianza continua e applicare le severe norme ecclesiastiche, aggiornate dopo il caso di Trevignano, la statua era stata spostata all’interno della chiesa, accanto a un altare laterale, mentre nell’edicola esterna è stata collocata una scultura di Madre Teresa di Calcutta. Accanto alla nuova collocazione provvisoria era stata esposta una fotografia del volto segnato dalla presunta lacrima. Ieri, a un mese dalla scoperta, il definitivo trasferimento a Capua segna l’inizio della fase scientifica di un mistero ancora tutto da svelare

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