di Michele Vidone
“Attraverso i miei occhi vorrei che Giancarlo lo vedesse”. Con queste parole, cariche di emozione, Paolo Siani ha commentato l’avvio della demolizione di Palazzo Fienga, per decenni roccaforte del clan Gionta a Torre Annunziata e simbolo del potere camorristico sul territorio.
Davanti all’edificio, il fratello del giornalista Giancarlo Siani — assassinato dalla camorra nel 1985 a soli 26 anni — ha mostrato alcuni articoli scritti dal cronista de Il Mattino quando aveva appena 23 anni. In quei pezzi si parlava già della storia e della trasformazione del palazzo.
“Giancarlo aveva scritto tutto: i 200 vani, la scuola materna. Oggi non c’è più nulla”, ha detto Paolo Siani, sottolineando però che “oggi va giù un sito, non la camorra”.
Per lui, la demolizione rappresenta comunque “una piccola rivincita” anche per il fratello. “La scommessa è convincere i mafiosi a non essere mafiosi. Va giù un simbolo, ma non la camorra, e la lotta deve essere ancora più importante”, ha aggiunto.
Nel corso della cerimonia, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha proposto che la futura piazza prevista nell’area venga intitolata proprio a Giancarlo Siani. Palazzo Fienga, ha detto, è stato “la sede sociale di un potere criminale protervio e sanguinario”.
“Mi sembra strano che la legalità possa essere delimitata. Intitolerei la piazza a Giancarlo Siani: avrebbe un enorme potere simbolico”, ha dichiarato Melillo.
Alla proposta si è associato anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, secondo cui il luogo “da simbolo della presenza pervasiva e sanguinaria della camorra” dovrà trasformarsi in “una piazza aperta” dedicata al giornalista ucciso dalla criminalità organizzata.
Anche il sottosegretario al Mit Tullio Ferrante ha ricordato Siani definendolo “un martire della legalità”, sottolineando che l’abbattimento del complesso rappresenta “un passaggio storico” per la rigenerazione urbana e sociale del territorio.
Ma nel giorno della demolizione non sono mancati richiami severi alla realtà attuale. Il procuratore di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso ha avvertito che “ci sono ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e troppe illegalità nel seno della stessa amministrazione comunale”.
“Ci vogliono meno cerimonie, meno dichiarazioni di principio e più azioni concrete”, ha affermato il magistrato, sottolineando che solo così si potrà davvero parlare di cambiamento e di svolta contro la camorra.
