di Michele Vidone 

Secondo quanto riportato dal Financial Times, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni starebbe progressivamente prendendo le distanze da Donald Trump in vista delle future scadenze elettorali. Il quotidiano britannico interpreta come un segnale politico significativo la dura replica della premier alle dichiarazioni del presidente statunitense, che aveva sostenuto di averle concesso una foto per compassione e di non essere stato obbligato a parlarle durante il G7.

Meloni ha respinto pubblicamente quelle affermazioni definendole “totalmente inventate” e affermando che “io e l’Italia non imploriamo mai”. Secondo diversi osservatori citati dal giornale, lo scontro potrebbe rappresentare un punto di svolta nei rapporti tra la leader italiana e Trump, finora considerati interlocutori privilegiati sul piano politico.

Il Financial Times evidenzia inoltre che il rapporto con Trump potrebbe trasformarsi da vantaggio a elemento di debolezza per Meloni, considerando la scarsa popolarità del presidente americano in gran parte dell’opinione pubblica europea. L’ex ambasciatore italiano presso la Nato Stefano Stefanini sostiene che Trump sia ormai “elettoralmente tossico in Europa, anche a destra”.

Nello stesso contesto si inseriscono anche altre divergenze emerse nelle ultime settimane, tra cui il rifiuto italiano di consentire l’utilizzo delle basi siciliane per operazioni militari statunitensi contro l’Iran e le critiche rivolte dalla premier agli attacchi di Trump contro Papa Leone XIV.

Sulla vicenda è intervenuto anche il leader di Azione Carlo Calenda, che ha espresso pieno sostegno a Meloni. Intervistato da La7, ha dichiarato che “ci voleva un momento Sigonella” e che la premier ha reagito “molto bene” alle provocazioni di Trump. Calenda ha però aggiunto che sarà importante verificare se questa presa di distanza verrà mantenuta nel tempo oppure se si tratterà soltanto di una parentesi.

Lo stesso Calenda ha poi criticato il cosiddetto campo largo del centrosinistra, parlando di “gigantesche contraddizioni interne” e ironizzando sulla presenza di Matteo Renzi, sostenendo che una coalizione che si vergogna di alcuni suoi componenti mostra problemi politici profondi.

Infine, il leader di Azione ha rilanciato il progetto di costruire un’area politica di centro liberale ed europeista, annunciando la volontà di collaborare con esponenti moderati, liberaldemocratici, radicali, popolari e altre realtà favorevoli a una maggiore integrazione europea, con l’obiettivo dichiarato di superare l’attuale bipolarismo politico italiano.

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