Un articolato sistema di riciclaggio di denaro proveniente da frodi informatiche, capace di movimentare oltre 1,6 milioni di euro attraverso una fitta rete di conti correnti, carte prepagate e prestanome, è stato smantellato da carabinieri e Guardia di Finanza al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Salerno. L’operazione ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di misure cautelari emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno nei confronti di otto persone residenti nella provincia salernitana, gravemente indiziate, a vario titolo, del reato di riciclaggio di denaro proveniente da frodi informatiche. Sei degli indagati sono stati condotti in carcere, mentre per altri due è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L’attività investigativa è stata condotta dai carabinieri della Stazione di Giffoni Valle Piana e della Compagnia di Battipaglia, con il supporto del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Salerno. Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire un’organizzazione ritenuta stabile e strutturata, specializzata nell’occultamento e nel successivo reimpiego dei proventi derivanti da centinaia di frodi informatiche commesse ai danni di cittadini, imprese ed enti pubblici e privati distribuiti sull’intero territorio nazionale.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il sistema si basava sull’utilizzo di numerosi rapporti finanziari intestati a soggetti compiacenti, le cosiddette “teste di legno”, reclutate con il compito di mettere a disposizione conti correnti bancari, carte prepagate e altri strumenti di pagamento sui quali confluivano le somme sottratte attraverso le truffe online. Una volta accreditato il denaro, questo veniva rapidamente frazionato mediante una serie di bonifici ravvicinati, trasferimenti multipli e movimentazioni studiate per rendere estremamente complessa la ricostruzione del percorso del denaro.

Le somme, successivamente, venivano trasferite su ulteriori rapporti finanziari, in alcuni casi anche all’estero, oppure prelevate in contanti, secondo modalità che gli investigatori ritengono tipiche delle attività di riciclaggio finalizzate a ostacolare ogni possibilità di tracciamento. Il sofisticato meccanismo avrebbe consentito all’organizzazione di mascherare l’origine illecita del denaro e di reimmetterlo nei circuiti economici apparentemente in modo regolare.

L’inchiesta ha inoltre permesso di identificare complessivamente 69 persone coinvolte, a vario titolo, nelle attività illecite. Tra queste, gli investigatori hanno individuato otto soggetti ritenuti i principali referenti dell’organizzazione, sia per il numero delle operazioni fraudolente riconducibili alla loro attività sia per il ruolo svolto nel reclutamento delle “teste di legno” e nell’apertura dei rapporti finanziari utilizzati per il riciclaggio.

Il valore complessivo dei flussi finanziari ricostruiti nel corso delle indagini supera 1.617.000 euro, una cifra che evidenzia le dimensioni dell’attività criminale e la capacità del gruppo di operare su larga scala sfruttando strumenti finanziari apparentemente leciti per occultare i proventi delle frodi informatiche. L’operazione rappresenta un nuovo intervento delle forze dell’ordine contro le organizzazioni che si occupano della fase successiva alle truffe online, fondamentale per consentire ai responsabili di rendere difficilmente rintracciabile il denaro sottratto alle vittime e di reinvestirlo attraverso circuiti finanziari complessi.

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