di Michele Vidone 

Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri lancia l’allarme sulle nuove norme che, a suo giudizio, rischiano di produrre un effetto simile a un indulto. Intervenendo a Casali del Manco, nel corso dell’incontro “Legalità come motore di crescita: il futuro della Calabria”, Gratteri ha criticato in particolare una disposizione che entrerà in vigore il 21 agosto e che consentirebbe, secondo la sua interpretazione, ai tossicodipendenti condannati a pene fino a otto anni di scontare la pena in una comunità terapeutica.

«Questo è un indulto mascherato», ha affermato il procuratore, contestando anche altri interventi sulla giustizia approvati dal governo. Gratteri ha ricordato di aver auspicato mesi fa uno stop alle riforme, sostenendo che ogni intervento rischia di «smontare pezzi» del sistema.

Nel suo intervento il procuratore ha poi affrontato il tema delle modifiche alle procedure per l’arresto degli spacciatori, sostenendo che le nuove regole renderebbero più complessa e meno tempestiva l’azione degli investigatori. Una critica che si inserisce nella più ampia posizione espressa da Gratteri nei confronti delle riforme della giustizia.

«Di tutte le riforme fatte da questo governo – ha detto – salverei solo la possibilità di indagare, intercettare e arrestare gli hacker». Per il resto, il procuratore ripartirebbe da una revisione complessiva del codice penale, del codice di procedura penale e dell’ordinamento giudiziario.

Gratteri ha insistito anche sulla necessità di rendere il linguaggio della giustizia più comprensibile ai cittadini. «Bisogna spiegare le cose alla gente comune nei luoghi di tutti i giorni», ha sottolineato, ricordando l’importanza di comunicare i temi giudiziari senza ricorrere esclusivamente a un linguaggio tecnico.

Infine, il procuratore ha posto l’accento sulla geografia giudiziaria e sulla necessità di riorganizzare la distribuzione degli uffici. Secondo Gratteri, alcuni tribunali dispongono di un numero insufficiente di magistrati per garantire tempi adeguati e sarebbe quindi necessario valutare l’accorpamento dei presidi più piccoli. «Ci sono circa 250 magistrati in giro nei vari ministeri o commissioni a fare lavori burocratici – ha concluso – facciamoli tornare a scrivere sentenze e mettiamo a regime la geografia giudiziaria».

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