di Michele Vidone 

Un resort di lusso realizzato lungo una costa selvaggia e caratterizzata da un elevato rischio di frane è stato bloccato dai Carabinieri a Barano d’Ischia, nella zona di Capo Grosso-Scarrupata. Quattro persone, tra proprietari e comproprietari dei terreni, sono state denunciate per presunte violazioni edilizie e paesaggistiche, oltre che per danneggiamento e deterioramento di beni culturali e paesaggistici.

Per rendere la struttura difficilmente individuabile dall’alto e dal mare, chi stava eseguendo i lavori aveva utilizzato una rete mimetica, in grado di confondersi con la vegetazione della macchia mediterranea.

Le relazioni tecniche hanno inoltre escluso la possibilità di sanatoria per le opere realizzate. Le indagini erano partite nel luglio scorso, quando i militari avevano individuato nella zona diversi materiali edili, tra cui lamiere, traversine, seghe e trapani elettrici.

Secondo quanto accertato dai Carabinieri, per realizzare la struttura, di circa 32 metri quadrati, sarebbero stati sbancati circa 5 metri cubi di terreno per livellare l’area. Nel sottosuolo sarebbero state inoltre installate abusivamente condotte idriche per circa 120 metri e realizzati collegamenti elettrici all’interno di una grotta naturale, trasformata in un deposito per un gruppo elettrogeno e un motore artigianale.

Per documentare l’intervento abusivo, i militari del nucleo navale della Compagnia di Ischia hanno dovuto raggiungere la zona via mare. Una volta arrivati nei pressi della costa, i Carabinieri hanno raggiunto l’area anche a nuoto, scoprendo un articolato sistema di scale in ferro e legno.

Gli accertamenti hanno portato alla luce un percorso di circa 16 metri ricavato nella roccia e una rete di tubazioni che risaliva lungo il costone fino alla struttura. Decisivo anche l’impiego di un drone, che ha permesso di individuare ciò che la vegetazione e le cavità naturali riuscivano a nascondere alla vista.

Particolarmente delicata la posizione dell’area dal punto di vista ambientale e della sicurezza. Secondo i Carabinieri, gli interventi avrebbero alterato un ecosistema fragile, classificato dal Piano paesaggistico regionale come zona «Coste alte» e sottoposto a vincolo sismico.

La zona, inoltre, è classificata R4, cioè a rischio frana molto elevato, e la struttura sarebbe stata realizzata in prossimità di un impluvio naturale, il percorso attraverso cui le acque piovane defluiscono verso il mare.

Per l’Arma, intervenire con opere edilizie in un’area con queste caratteristiche può aumentare concretamente il rischio di dissesto idrogeologico, con possibili conseguenze non soltanto sull’ecosistema, ma anche sulla sicurezza delle persone che frequentano la zona.

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