Scampia Napoli ragazzo accoltellato alla gamba ieri nei bagni della scuola all'istituto scolastico “Pontano delle Arti e dei Mestieri” in viale della Resistenza carabinieri sul posto (NeaPhoto Renato Esposito)

di Michele Vidone 

Tre persone di 35, 40 e 48 anni, tutte originarie della Piana del Sele, sono state sottoposte a fermo dai carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Battipaglia, su disposizione della Dda della Procura di Salerno, perché gravemente indiziate, a vario titolo, di estorsione consumata, tentata estorsione e incendio, con l’aggravante del metodo mafioso.

Al centro dell’inchiesta c’è l’incendio di tre automobili avvenuto nelle prime ore del 4 agosto in via Carmine Turco, a Battipaglia. Le vetture, completamente distrutte dalle fiamme, erano parcheggiate in un piazzale condominiale ed erano nella disponibilità di un 50enne di Eboli e di un suo familiare convivente.

Secondo la ricostruzione della Dda, l’uomo sarebbe stato sottoposto dal gennaio scorso a ripetute intimidazioni con l’obiettivo di costringerlo a spacciare droga per conto del gruppo criminale. Di fronte al suo rifiuto, gli sarebbe stato imposto il pagamento di 500 euro a settimana oppure, in alternativa, il versamento di somme a titolo di pizzo. La vittima avrebbe inizialmente ceduto, pagando complessivamente 450 euro in tre tranche, prima di interrompere definitivamente i versamenti nel giugno scorso.

Ed è proprio la sospensione dei pagamenti che, secondo l’accusa, avrebbe fatto scattare la ritorsione: il rogo delle tre automobili.

A commissionare l’incendio sarebbe stato il presunto promotore e capo di un’associazione dedita al traffico di stupefacenti, nonostante si trovasse agli arresti domiciliari con dispositivo di controllo elettronico in provincia di Campobasso. L’uomo avrebbe continuato a minacciare la vittima anche attraverso profili social fittizi, pianificando il raid incendiario con l’aiuto di due complici.

L’esecutore materiale, secondo gli investigatori, avrebbe agito dietro la promessa di ricevere 5 grammi di crack come compenso.

Le intimidazioni sarebbero proseguite anche dopo l’incendio. Il 7 agosto uno dei complici avrebbe inviato alla vittima un esplicito messaggio minatorio. Successivamente, il presunto mandante avrebbe inviato al fratello dell’esecutore materiale, accusato di averne rivelato l’identità, un messaggio vocale su WhatsApp nel quale avrebbe minacciato di sparargli alle gambe e rivendicato il «controllo criminale assoluto» e il «coprifuoco» sul territorio di Battipaglia.

Per la Procura di Salerno, il quadro indiziario e il concreto pericolo di fuga hanno reso necessario il provvedimento restrittivo d’urgenza. Nell’ambito dell’inchiesta sarebbero inoltre emersi consolidati rapporti con soggetti criminali residenti in Spagna, una rete di copertura e l’utilizzo di canali di comunicazione schermati.

Gli indagati restano comunque presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

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