Tornava a casa dopo le lezioni con lividi, graffi sulla schiena, segni di morsi e persino la maglietta strappata, ma non era in grado di spiegare ai genitori cosa fosse accaduto perché affetto da una grave forma di autismo che gli impedisce la comunicazione verbale e non verbale. È così che una famiglia residente in un comune dell’area metropolitana di Napoli, insospettita dalle lesioni riportate dal figlio di 10 anni, ha deciso di cercare un modo per comprendere l’origine di quei segni, arrivando a nascondere un piccolo registratore negli indumenti del bambino. Dalle registrazioni sarebbe emersa una situazione ben diversa da quella ipotizzata inizialmente, con il piccolo che, secondo quanto denunciato dalla madre, sarebbe stato minacciato e picchiato da uno degli operatori incaricati di assisterlo durante le attività scolastiche.

La vicenda è ora al vaglio della Procura di Napoli, alla quale è stata immediatamente trasmessa la denuncia presentata dalla famiglia, e sulla quale gli inquirenti hanno aperto un fascicolo per lesioni. Il bambino, affetto da autismo di terzo grado, tornava frequentemente a casa con segni sul corpo che avevano inizialmente indotto i genitori a pensare che potesse trattarsi di episodi di autolesionismo, anche perché il piccolo, in passato, si era già reso protagonista di comportamenti di questo tipo. Con il passare del tempo, tuttavia, alcune delle lesioni riscontrate avrebbero iniziato a destare dubbi nella coppia, che ha quindi chiesto spiegazioni alla scuola, ricevendo, secondo quanto riferito nella denuncia, sempre la stessa risposta: il bambino si sarebbe procurato da solo quelle ferite.

I genitori, pur prendendo inizialmente in considerazione questa possibilità, hanno però deciso di approfondire la situazione dopo aver notato che alcuni segni apparivano difficilmente compatibili con episodi di autolesionismo. Da qui la decisione di effettuare una registrazione durante le ore trascorse a scuola, attraverso un piccolo dispositivo cucito all’interno dell’elastico dei pantaloni del bambino, con l’intento di comprendere cosa accadesse realmente in classe e verificare se dietro quelle lesioni potesse esserci un comportamento violento da parte di qualcuno.

L’ascolto delle registrazioni avrebbe dato una risposta ai timori della famiglia. Secondo quanto denunciato dalla madre, nelle tracce audio si sentirebbero infatti minacce rivolte al bambino da parte di uno degli operatori a cui era affidato, accompagnate da episodi di violenza. In una delle frasi riportate nella denuncia, l’uomo avrebbe detto al piccolo: “Ti devo picchiare senza sosta, chiedimi scusa altrimenti ti faccio male”. Le registrazioni, sempre secondo quanto riferito agli investigatori, restituirebbero inoltre il pianto e la paura del bambino, elementi che avrebbero spinto i genitori a rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine.

La denuncia è stata quindi trasmessa alla Procura di Napoli, che ha avviato gli accertamenti necessari per ricostruire quanto sarebbe accaduto all’interno dell’istituto e verificare le eventuali responsabilità. Gli investigatori dovranno ora esaminare le registrazioni, acquisire ogni ulteriore elemento utile e ricostruire il contesto nel quale sarebbero avvenuti gli episodi denunciati, verificando anche la natura e l’origine delle lesioni riportate dal bambino.

La scoperta della presunta violenza avrebbe inoltre provocato una reazione particolarmente dura da parte del padre del piccolo, che, secondo quanto si è appreso, dopo aver ascoltato le registrazioni avrebbe avuto una reazione violenta nei confronti di quelle che riteneva essere le persone responsabili di quanto accaduto al figlio. Anche questo episodio dovrà essere ricostruito nell’ambito degli accertamenti, mentre resta centrale l’indagine sulle condizioni del bambino e sulle circostanze nelle quali sarebbero maturati i presunti maltrattamenti.

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