Protesta nella basilica del monastero di Santa Chiara, nel cuore di Napoli, dove gli attivisti del Movimento per il diritto all’abitare hanno organizzato un’iniziativa per chiedere la sospensione dello sfratto di Carlo, un uomo di 76 anni malato di cancro che rischia di perdere la casa in cui vive da circa quarant’anni. I manifestanti hanno esposto cartelli e striscioni davanti all’altare della chiesa, contestando la procedura di sfratto che, secondo quanto riferito dagli organizzatori, riguarda un immobile di proprietà dell’Ordine dei frati minori francescani.

Al centro della mobilitazione c’è la situazione dell’anziano, residente nel quartiere Materdei, che denuncia le difficoltà legate alla prospettiva di dover lasciare la propria abitazione in un momento particolarmente delicato per le sue condizioni di salute. «Abito in quella casa da 40 anni e ho sempre pagato regolarmente l’affitto», ha raccontato Carlo, spiegando di avere bisogno di cure e di non sapere dove potrebbe trasferirsi qualora lo sfratto diventasse esecutivo. Una condizione che ha spinto gli attivisti a portare la protesta all’interno della basilica, scegliendo un luogo simbolico per rivolgere un appello ai proprietari dell’immobile.

Davanti all’altare maggiore, alcuni manifestanti, insieme allo stesso 76enne, si sono incatenati per richiamare l’attenzione sulla vicenda e chiedere un intervento che possa scongiurare l’allontanamento dell’uomo dalla sua abitazione. Su un grande drappo esposto durante la protesta è comparsa la scritta «San Francesco non sgomberava, no allo sfratto di Carlo», un messaggio con cui i partecipanti hanno richiamato i valori di solidarietà e attenzione verso le persone più fragili, chiedendo all’Ordine francescano di interrompere la procedura.

Secondo quanto riferito da uno dei manifestanti, i tentativi di mediazione avviati finora con il sostegno della Curia non avrebbero prodotto risposte concrete per Carlo. Da qui la decisione di organizzare la mobilitazione a Santa Chiara, con l’obiettivo di ottenere un confronto e una soluzione che tenga conto sia della situazione abitativa dell’anziano sia delle sue necessità sanitarie. «Noi siamo qui per chiedere all’Ordine di sospendere ogni procedura di sfratto», ha spiegato uno dei partecipanti, ribadendo la richiesta di un intervento che consenta di riaprire il dialogo tra le parti.

La protesta riporta al centro dell’attenzione il tema dell’emergenza abitativa e delle difficoltà affrontate dalle persone anziane e vulnerabili che rischiano di perdere la propria casa, soprattutto quando a una situazione di precarietà si aggiungono problemi di salute e l’incertezza sulla possibilità di trovare un’altra sistemazione. Per Carlo, dopo quarant’anni trascorsi nello stesso appartamento, la richiesta dei manifestanti è che si possa individuare una soluzione attraverso il dialogo, evitando che la procedura di sfratto si traduca nell’impossibilità di continuare a vivere nella propria abitazione.

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