di Michele Vidone 

La Polizia di Stato ha fermato tre persone, tra cui una donna, ritenute gravemente indiziate per la violenta rissa e la successiva sparatoria avvenute il 29 giugno in piazza Montesanto, a Napoli. Le accuse comprendono rissa, detenzione e porto abusivo di armi, esplosione di colpi in luogo pubblico, con l’aggravante delle modalità mafiose.

Le indagini della Squadra Mobile e della Direzione Distrettuale Antimafia, supportate dalle immagini della videosorveglianza, hanno ricostruito la sequenza dei fatti: dopo la colluttazione, uno degli indagati avrebbe impugnato un fucile mitragliatore AK-47 Kalashnikov, ritrovato poi nascosto sotto un’auto, mentre un altro avrebbe esploso alcuni colpi di pistola in aria tra la folla. Sono in corso le identificazioni di altri partecipanti alla rissa.

Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha elogiato la rapidità dell’intervento di forze dell’ordine e magistratura, sottolineando che “nessun angolo della città è una zona franca” e che le istituzioni continueranno a garantire la sicurezza anche grazie al potenziamento della videosorveglianza.

Sul piano politico, il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli ha definito l’episodio il segno di una grave deriva criminale e ha criticato il Governo, sostenendo che il cosiddetto “Decreto Caivano” abbia sottratto uomini e risorse ad altri territori della provincia di Napoli.

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