di Michele Vidone 

Due operazioni della Guardia di Finanza hanno portato a sequestri per oltre 8 milioni di euro tra Torino e Napoli nell’ambito di indagini su presunte frodi fiscali e truffe ai danni dello Stato.

A Torino, i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria, coordinati dalla Procura del capoluogo piemontese, hanno eseguito un sequestro preventivo da circa 7 milioni di euro legato a un’inchiesta sul Superbonus 110%. Secondo gli investigatori, una società edile torinese avrebbe emesso fatture per lavori di efficientamento energetico e riduzione del rischio sismico mai realizzati, generando crediti fiscali fittizi attraverso il sistema dello sconto in fattura e della cessione del credito.

Sono indagati l’amministratore di fatto della società e quattro professionisti: due architetti di Torino, un ingegnere di Milano e un commercialista dell’area Napoli Nord. Le accuse, a vario titolo, sono truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio.

L’indagine riguarda interventi che sarebbero dovuti essere effettuati in un complesso condominiale torinese entro il 31 dicembre 2023. Gli accertamenti avrebbero però dimostrato che i lavori non sono mai stati eseguiti, nonostante l’emissione delle fatture e la creazione dei relativi crediti fiscali. Secondo la procura, decisive sarebbero state false asseverazioni tecniche e attestazioni mendaci sull’avanzamento delle opere. Parte dei crediti sarebbe stata ceduta a terzi, mentre altri sarebbero rimasti nella disponibilità della società per future compensazioni fiscali. Il sequestro ha riguardato beni della società e degli indagati, compresi i crediti d’imposta ancora disponibili.

A Napoli, invece, la Guardia di Finanza ha sequestrato beni per circa 1,5 milioni di euro a una società operante nel settore dell’assistenza domiciliare agli anziani e ai suoi amministratori, uno di fatto e uno di diritto. L’inchiesta, coordinata dalla Procura partenopea, nasce da una verifica fiscale che avrebbe fatto emergere un volume d’affari sottratto al fisco pari a circa 7,5 milioni di euro tra il 2019 e il 2024.

Secondo gli investigatori, il mancato pagamento delle imposte avrebbe consentito alla società di offrire servizi assistenziali e sanitari a prezzi particolarmente competitivi. I due amministratori sono stati denunciati per omessa dichiarazione fiscale. Il gip del Tribunale di Napoli ha disposto il sequestro preventivo di quote societarie e di un immobile di pregio nel capoluogo campano, per un valore complessivo pari all’importo delle imposte contestate.

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