Giuseppe Conte rilancia il confronto con la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid e respinge con decisione le accuse di voler evitare il confronto sui dossier più controversi della pandemia. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, nella quale chiede il loro intervento affinché il presidente della Commissione, Marco Lisei, fissi al più presto la sua audizione, sostenendo di aver manifestato la propria disponibilità ormai quasi due anni fa senza che tale richiesta abbia mai trovato un seguito concreto. Una presa di posizione con cui l’ex presidente del Consiglio prova a ribaltare la narrazione delle ultime settimane, durante le quali esponenti di Fratelli d’Italia e alcuni organi di stampa lo hanno accusato di sottrarsi deliberatamente al confronto parlamentare.

Nella missiva, Conte ricorda di non aver mai ritirato la disponibilità a essere ascoltato dalla Commissione e afferma di essere stato costretto a rivolgersi direttamente ai presidenti delle Camere affinché esercitino, se non altro, una moral suasion nei confronti di Lisei per concordare la prima data utile per l’audizione. Pur riconoscendo che la procedura richiesta rappresenta un precedente nella prassi parlamentare, il leader pentastellato propone una soluzione che, a suo giudizio, consentirebbe di superare l’impasse istituzionale: presentare le proprie dimissioni dalla Commissione immediatamente prima dell’audizione, così da poter essere ascoltato come testimone, salvo poi essere reintegrato tempestivamente al termine dell’esame. Per questo motivo chiede al presidente della Camera Fontana di garantire fin d’ora che il suo reinsediamento non incontri alcun ostacolo.

Conte precisa però che tale disponibilità non implica alcun passo indietro rispetto alle critiche già formulate nei confronti della gestione della Commissione. Richiamando le lettere inviate nelle scorse settimane dai capigruppo delle opposizioni ai presidenti delle Camere, il leader del Movimento 5 Stelle ribadisce infatti la richiesta di dimissioni del presidente Marco Lisei, accusato di aver condotto i lavori in maniera faziosa e di aver violato principi costituzionali e parlamentari, producendo, secondo la sua ricostruzione, ripetuti strappi procedurali incompatibili con il corretto funzionamento di un organismo d’inchiesta parlamentare.

Le stesse accuse sono state ribadite da Conte anche durante la trasmissione “Quarta Repubblica” su Rete4, dove ha sostenuto che da due anni la sua richiesta di essere ascoltato è rimasta senza risposta. «Dicono che sto scappando dalla Commissione, ma sono due anni che ho scritto nero su bianco la mia disponibilità e non sono mai stato convocato», ha affermato l’ex premier, aggiungendo che il presidente Lisei non avrebbe mai dato seguito alle sue comunicazioni. Alla domanda se ritenga che vi sia il timore di ascoltare la sua versione dei fatti, Conte ha risposto affermativamente, sostenendo che non sia accettabile accusarlo pubblicamente di sottrarsi al confronto e, allo stesso tempo, impedirgli di intervenire davanti alla Commissione.

L’ex presidente del Consiglio è quindi tornato ad affrontare il tema della gestione dell’emergenza sanitaria, difendendo con forza le decisioni adottate dal suo governo durante la fase più critica della pandemia. Conte ha ricordato come l’Italia sia stato il primo Paese occidentale investito in maniera massiccia dalla diffusione del coronavirus e abbia dovuto affrontare la crisi senza una produzione nazionale di dispositivi di protezione individuale, in un contesto internazionale caratterizzato da una competizione senza precedenti per l’acquisto delle mascherine. Secondo il leader pentastellato, l’obiettivo prioritario dell’esecutivo era garantire approvvigionamenti rapidi per il sistema sanitario, che nei momenti più drammatici richiedeva circa tre milioni di mascherine al giorno, mentre complessivamente durante la pandemia ne sarebbero state utilizzate oltre dieci miliardi.

Nel ricostruire quei mesi, Conte ha raccontato anche un episodio riguardante una fornitura proveniente dalla Bulgaria, spiegando di aver autorizzato l’operazione dopo essere stato contattato dall’allora commissario straordinario Domenico Arcuri. Successivamente, ha riferito, lo stesso Arcuri lo avrebbe informato che la commessa era sfumata perché un altro Paese europeo, di cui non ha voluto rivelare il nome, aveva acquistato l’intero quantitativo pagando immediatamente in contanti. Un episodio che, secondo l’ex premier, dimostrerebbe il livello di competizione internazionale esistente in quel periodo e le enormi difficoltà incontrate da tutti i governi nell’assicurarsi i dispositivi di protezione.

Conte ha inoltre richiamato la posizione dello stesso Domenico Arcuri, sottolineando come l’ex commissario straordinario abbia formalmente chiesto di essere ascoltato dalla Commissione Covid. A suo dire, anche questa richiesta sarebbe stata sostanzialmente limitata dal presidente Lisei, che avrebbe previsto un’audizione circoscritta esclusivamente all’eventuale emersione di fatti nuovi. Una circostanza che, nella ricostruzione del presidente del Movimento 5 Stelle, confermerebbe la gestione parziale della Commissione e rafforzerebbe le contestazioni già avanzate dalle opposizioni sull’operato della presidenza dell’organismo parlamentare.

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