Giorgia Meloni torna sulla scena politica nazionale con un messaggio destinato ad alimentare il dibattito in vista della prossima legislatura, indicando apertamente la possibilità che, in caso di una nuova affermazione elettorale del centrodestra, possa essere superato quello che definisce l’ultimo grande tabù della politica italiana: l’elezione di un presidente della Repubblica espressione dell’area conservatrice. Intervistata da Nicola Porro su Rete 4, la presidente del Consiglio lega questa prospettiva esclusivamente all’esito del voto degli italiani, ma per la prima volta esplicita con chiarezza un obiettivo politico che fino ad oggi era rimasto sullo sfondo, sostenendo che anche chi non appartiene alla sinistra possiede piena legittimità istituzionale e gli stessi diritti di aspirare alla più alta carica dello Stato. Per Meloni, l’eventuale approdo di un esponente del centrodestra al Quirinale rappresenterebbe semplicemente il naturale completamento di un percorso di normalizzazione politica iniziato con la conquista di Palazzo Chigi e consolidato dalla durata del suo governo, ormai tra i più longevi della storia repubblicana.
La premier ha però precisato che un simile scenario resta subordinato a una nuova vittoria elettorale della coalizione di governo, respingendo contestualmente le accuse di chi sostiene che la maggioranza stia lavorando a una modifica della legge elettorale per trarne vantaggio. Secondo Meloni, la riforma non avrebbe lo scopo di favorire una parte politica, bensì quello di garantire maggiore chiarezza e stabilità al sistema democratico, ribadendo che tentare di costruire regole con l’obiettivo di assicurarsi una futura vittoria finirebbe inevitabilmente per produrre l’effetto opposto. La presidente del Consiglio ha inoltre rivolto un nuovo attacco alle opposizioni, accusandole di contrastare ogni ipotesi di riforma perché incapaci di vincere le elezioni e interessate a mantenere aperta la strada ai cosiddetti “giochi di palazzo”, attraverso i quali, a suo giudizio, si è troppo spesso formato il governo nel passato.
Le dichiarazioni sul Quirinale hanno immediatamente provocato la reazione del leader di Italia Viva Matteo Renzi, che sui social ha interpretato le parole della presidente del Consiglio come la conferma dell’intenzione di conquistare la Presidenza della Repubblica per sé stessa o per una figura di stretta fiducia. L’ipotesi, tuttavia, viene smentita dall’impostazione della stessa Meloni, che continua a presentare la questione come una rivendicazione dell’intera area politica del centrodestra e non come un progetto personale. Solo pochi mesi fa, durante la tradizionale conferenza stampa di inizio anno, la premier aveva infatti liquidato con ironia le domande su un possibile futuro al Colle, scherzando sul fatto che nessuno le proponesse invece di andare a lavorare con Fiorello e aggiungendo di sentirsi pienamente soddisfatta del ruolo attualmente ricoperto.
Nel corso dell’intervista non sono mancati riferimenti ai principali dossier internazionali. Meloni ha ridimensionato le presunte tensioni con il presidente francese Emmanuel Macron, affermando che tra i due non vi è mai stato un vero scontro e definendo il loro rapporto “franco”, mentre ha affrontato anche il tema dei rapporti con gli Stati Uniti dopo le polemiche seguite alle dichiarazioni del segretario generale della NATO Mark Rutte sulle basi italiane e sul conflitto con l’Iran. La presidente del Consiglio ha rivendicato una posizione di equilibrio, sottolineando di non essersi mai “inginocchiata” davanti a Washington e, allo stesso tempo, di non essere diventata antiamericana, riaffermando la convinzione che un Occidente compatto rappresenti il presupposto fondamentale della sicurezza e della forza dell’Italia.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle dinamiche interne della maggioranza e, in particolare, ai rapporti con Roberto Vannacci. Meloni ha confermato di non ravvisare sostanziali differenze tra l’ex generale e le altre forze di opposizione, prendendo ulteriormente le distanze dal progetto politico Futuro Nazionale. Pur osservando che il tema della remigrazione, cavallo di battaglia di Vannacci, nella pratica coincide con i rimpatri volontari assistiti già previsti dall’ordinamento italiano, la presidente del Consiglio ha lasciato intendere come un’eventuale collaborazione politica appaia difficilmente praticabile, sostenendo che risulta complicato costruire un progetto comune con chi, a suo dire, manifesta esclusivamente l’intenzione di distruggere anziché contribuire alla costruzione di un percorso condiviso.
Infine, Meloni è tornata sulla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia da Covid-19, criticando duramente quello che considera uno scarso interesse mediatico verso le risultanze dei lavori parlamentari. La premier ha definito “oggettivamente incredibile” la vicenda relativa all’assegnazione di commesse milionarie per l’acquisto diretto dalla Cina di mascherine risultate non conformi, sottolineando come, a suo giudizio, tale episodio meriterebbe un’attenzione ben maggiore rispetto a quella riservata da giornali e televisioni ad altre vicende politiche, citando come esempio il cosiddetto caso Boccia, sul quale, secondo Meloni, si sarebbe concentrata per mesi una copertura mediatica sproporzionata rispetto alla rilevanza delle questioni emerse dall’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria.
