di Michele Vidone 

Restano alta l’attenzione e la preoccupazione per le conseguenze dell’incendio che ha devastato il deposito di rifiuti nell’area industriale di Airola. Dopo i primi dati sul monitoraggio ambientale, il sindaco di Benevento e presidente del Comitato dei Sindaci dell’Asl, Clemente Mastella, chiede un coordinamento tra le autorità sanitarie e i Comuni coinvolti. «Le prime risultanze delle analisi dell’Arpac sulle conseguenze del grave rogo sono tutt’altro che rassicuranti», afferma Mastella, sottolineando come la concentrazione di diossine rilevata nei primi campionamenti, superiore al valore di riferimento, rappresenti «un elemento di preoccupazione». Secondo il sindaco, è necessario che le autorità sanitarie, a partire dall’Asl, forniscano ai sindaci indicazioni univoche sulle misure di contenimento da adottare per la popolazione, evitando iniziative differenti tra i vari territori che potrebbero generare confusione. Mastella propone inoltre di suddividere le aree interessate in diverse fasce di rischio, sulla base della distanza dall’epicentro della nube, utilizzando le risultanze scientifiche del monitoraggio. Il sindaco ha accolto positivamente l’attenzione garantita dagli assessori regionali all’Ambiente Claudia Pecoraro e all’Agricoltura Maria Carmela Serluca e propone un tavolo di coordinamento con i sindaci delle aree interessate, comprese quelle dell’Avellinese e del Casertano, l’Asl e l’Arpac, per definire un quadro chiaro dei rischi e delle misure di prevenzione. Intanto i titolari del sito coinvolto nel rogo respingono le accuse sulla gestione del deposito e ricostruiscono la vicenda giudiziaria e amministrativa dell’impianto. I proprietari riferiscono che la Ecoenergy srl è sottoposta ad amministrazione giudiziaria dal gennaio 2022, quando il Tribunale di Benevento dispose il sequestro della società e la rimozione dell’amministratrice dai poteri di gestione, nominando un amministratore giudiziario. Nel 2024 il sito sarebbe stato nuovamente sequestrato per il superamento dei quantitativi di rifiuti stoccati e successivamente dissequestrato dopo la riduzione dei volumi. I titolari spiegano inoltre che nel novembre scorso la società Tritor aveva chiesto il fitto decennale del ramo d’azienda, con l’impegno a procedere allo smaltimento integrale dei rifiuti presenti. Dopo mesi di stallo, il Tribunale avrebbe autorizzato ad aprile la firma del contratto, stipulato il 30 aprile, ma per avviare le procedure di svuotamento del sito sarebbe stata necessaria la voltura dell’autorizzazione, che non sarebbe arrivata entro il 31 agosto, giorno in cui è divampato l’incendio. Sul caso sono stati inoltre presentati esposti al Senato, alla Camera, alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e alla Regione Campania, mentre l’associazione AslimItaly ha chiesto l’intervento del ministro dell’Ambiente. Sul fronte dei possibili risarcimenti, l’ex assessore regionale Vittorio Fucci, presidente di Progetto Sannio, annuncia la volontà di promuovere una class action contro i responsabili. «Ci troviamo di fronte ad una situazione che impone la necessità di mettere su una azione di massa al fine di consentire a tutti di poter ottenere un risarcimento dei danni patiti», sostiene Fucci, secondo il quale il rogo rischia di provocare conseguenze pesanti non solo sulla salute dei cittadini, ma anche sull’economia della Valle Caudina, con particolare riferimento all’agricoltura e alle attività commerciali, già alle prese con una riduzione dell’afflusso di clienti. Intanto arrivano nuovi dati dall’Arpac che, nei comuni irpini della Valle Caudina interessati dalla nube, ha rilevato concentrazioni di diossine al di sotto delle soglie di riferimento. Anche nella zona direttamente interessata dall’incendio, secondo quanto riferito dall’Agenzia, i valori risultano entro i limiti. L’Arpac invita tuttavia alla cautela, precisando che i dati sono «relativamente rappresentativi», poiché il fenomeno di combustione, riguardante materiale plastico, è ancora in corso. Per fare il punto sulla situazione è previsto un vertice a Benevento con i prefetti di Avellino e Benevento, l’assessora regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro, il presidente dell’Arpac Stefano Sorvino e i sindaci dei Comuni irpini e sanniti interessati. Nel frattempo l’Asl di Avellino ha avviato i primi campionamenti e controlli sulle produzioni agricole nei comuni della Valle Caudina, mentre l’Alto Calore ha confermato l’assenza di criticità per la potabilità dell’acqua della rete pubblica. Sul caso resta alta anche l’attenzione politica, con Sinistra Italiana che chiede al Governo un monitoraggio ambientale e sanitario straordinario e la pubblicazione tempestiva dei risultati delle analisi su aria, acqua e suolo, sostenendo inoltre l’iniziativa dei sindaci dei territori coinvolti di presentare un esposto alla Procura.

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